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LA LETTERA

Sanità e lavoro diventano welfare
Così si tagliano i costi della politica

Cara Nazione, la moda delle parole straniere non mi va proprio giù. Nella squadra del neo-governo Berlusconi il ministero della Sanità è stato denominato ministero del Welfare... Risponde il vicedirettore de 'La Nazione' Mauro Avellini

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Firenze, 21 maggio 2008 - CARA NAZIONE, la moda delle parole straniere non mi va proprio giù. Faccio un esempio, diciamo così, ad 'alto livello'. Nella squadra del neo-governo Berlusconi il ministero della Sanità è stato denominato ministero del Welfare ma rimango ancora nel dubbio se questa parola inglese sia equivalente a sanità, ovvero significhi qualcosa di più (e che di più!). Quando poi si va a ricercare sempre nella squadra d governo il dicastero del Lavoro, ecco che ci si accorge che anche il lavoro rientra nel termine welfare. Non vi sembra un po’ troppo gravare un ministro oltre che del fardello della sanità anche di quello del lavoro? Improvvisamente i ministeri si accorpano e va tutto a finire tutto sotto quella parola magica, rigorosamente inglese, appunto 'welfare', anche se le materie di cui si dovrà occupare il ministro Maurizio Sacconi sono tra le più importanti e anche molto diverse tra loro. La speranza è che oltre la moda dell’inglese ci siano anche la volontà e le risorse per affrontare adeguatamente i problemi del nostro Paese.
Carlo Pantani, Firenze 
 

 

 

Risponde il vicedirettore de 'La Nazione' Mauro Avellini 


Mauro Avellini L'INGLESE di oggi non è una moda, né è possibile vietarlo come nel Ventennio. Più delle parole sono importanti i contenuti. Welfare significa salute, benessere, ma anche previdenza e intervento pubblico nel sociale. Lavoro e salute quindi si 'guardano' da vicino, anche come diritti costituzionalmente garantiti. Il neo ministro che si occupa di politiche sociali potrà ben armonizzare il suo impegno. Il compito è arduo, è vero, ma è anche il prezzo da pagare se si vuole ottenere un reale contenimento dei costi della politica. Il governo Prodi aveva battuto ogni record: 25 ministri, 10 viceministri e 66 sottosegretari. Nemmeno Andreotti era arrivato a tanto. Oggi invece Berlusconi conta solo su 21 ministri e 38 sottosegretari: se lavorano di più sarà meglio per tutti e si risparmierà. 

Il vicedirettore de 'La Nazione', Mauro Avellini










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