Nel complesso di Villa Bardini espone per la prima volta a Firenze l'artista venezuelano Luis Molina- Pantin. Una selezione di lavori che ripercorre la sue ricerca artistica dalla fine degli anni ‘90 ad oggi. Tre le serie di scatti che costituiscono il percorso della mostra dal titolo New landscapes: "La narco-architettura e i suoi apporti alla omunità" "Chelsea Galleries e "Studio informale sull’architettura ibrida"
FIRENZE, giugno 2008 - I paesaggi devastati e deturpati dalla miseria o dal delirio di onnipotenza dei narcotrafficanti colombiani sono i soggetti su cui Luis Molina-Pantin ha concentrata l’attenzione negli ultimi anni. L’artista venezuelano espone per la prima volta le sue monumentali foto a Firenze a Villa Bardini, presentando tre serie dei suoi lavori dal ’90 a oggi: <La Narco-Architettura> — appunto —, accanto alla serie <Chealsea Galleries> sul "sistema" dell’arte contemporanea, e <Studio Informale sull’architettura ibrida>, curata da Alberto Salvadori.
Con questa mostra fotografica si apre un nuovo spazio della città dedicato all’arte contemporanea, quale ulteriore tassello della strategia dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze nel recupero dell’intero complesso Bardini: giardino, villa, museo e ora una nuova area espositiva per «dare voce del tempo presente», come ha spiegato il professor Carlo Sisi, intervenuto all’inaugurazione insieme al presidente dell’Ente Edoardo Speranza, al direttore Michele Gremigni, al sovrintendente Cristina Acidini.
Gli scatti di Luis Molina-Pantin esposti a Villa Bardini rimandano ad un'idea di paesaggio immaginifico, metafisico, legato al ricordo, all'idea di souvenir, e mettono lo spettatore di fronte alla presenza dell'assenza di un luogo, di un oggetto, di una terribile storia di sfruttamento e arricchimento tramutata in una grottesca allegoria architettonica. Pantin riflette anche sulla scomparsa, sulla trasmutazione, partendo dalla teoria di origine hegeliana della sovrapposizione tra soggetto ed oggetto, arrivando a Deleuze e alle sue riflessioni tra differenza e ripetizione, approdando infine a Bourriad e alla sua estetica della post produzione. La sparizione, la dissolvenza dell'oggetto, dell'opera, dell'architettura come soggetti e la loro nuova connotazione sono alla base della fotografia e della ricerca dell'artista venezuelano, assieme allo spirito archivistico, creatore di campionari che suppliscono alla reale esperienza, denudando l'incapacità e l'immobilismo umano di fronte alla seduzione dell'inganno scenico.
Luis Molina-Pantin venezuelano è nato a Ginevra nel 1969 e vive a Caracas. Dal 1992 ha al suo attivo un’intensa attività espositiva internazionale, documentata in cataloghi e monografie, e le sue opere si trovano in collezioni private e museali. Ha partecipato alla IV Bienal di Mercosur di Porto Alegre, in Brasile, alla 25° Bienal de Sao Paulo, alla 7° Bienal de La Habana. Mapas Abiertos Fotografia Latino Americana 1991-2002, Fundacion Telefonica.
In Italia ha recentemente esposto alla Federico Luger Gallery (aprile-maggio 2008) la serie “Narco-Architettura e il suo contributo alla società”; l’intera mostra sarà esposta alla Biennale di Gwangju 2008, Corea del Sud, curata da Okwui Enwezor.
A completare l’intervento nel segno della contemporaneità, il complesso Bardini offre l’apertura del ristorante Bardini, in locali pensati e realizzati per essere essi stessi spazio espositivo e dove la ristorazione diventa un elemento integrante con l’esperienza artistica. A guidare il locale, insieme al Caffè Belvedere e la Terrazza, è stato chiamato un maestro del ricevimento, lo stesso Umberto Montano del ristorante Le Murate, l’antico Palazzo dell’Arte dei Giudici e Notai di via del Proconsolo con gli affreschi trecenteschi col volto di Dante e Boccaccio. «Da sempre per me la ristorazione è qualcosa di più e di diverso dal produrre cibo — ha spiegato Montano — e questo spazio è una sfida ancora più entusiasmante».
Fino al 28 settembre, lunedì – domenica 8.15 – 19.30, (18.30 da settembre), chiusura primo e ultimo lunedì del mese.