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Impressionismo: dipingere la luce

Sessanta capolavori provenienti dalla  collezione tedesca del Wallraf Richartz Museum - Fondation Corboud e da prestigiosi musei internazionali, raccontano le tecniche pittoriche usate dagli Impressionisti e dai Post-impressionisti: come dipingevano, quali materiali utilizzavano, dai bozzetti eseguiti en plein air alla rifinitura in atelier, alla scoperta dei procedimenti con i quali inseguivano i mutevoli effetti della luce nei diversi momenti del giorno.
 

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impressio1 FIRENZE, luglio 2008 - Una mostra dedicata ai capolavori dei maestri dell'Impressionismo, per svelarne i segreti e le tecniche nascoste. <Impressionismo: dipingere la luce>, è il titolo dell'esposizione che indaga le tecniche nascoste di Monet, Renoir e Van Gogh. A Palazzo Strozzi sono presentate oltre sessanta le opere provenienti dal Wallraf-Richartz Museum & Fondation Corboud di Colonia, selezionate per indagare una tecnica pittorica rivoluzionaria che permise agli artisti di uscire dagli studi e dipingere all'aria aperta con una libertà senza precedenti. Tra le innovazioni che permisero agli impressionisti di lavorare all'esterno, quella dell'introduzione dei tubetti di colore, che permise di studiare direttamente gli effetti di luce e ombra e riportarli poi sulla tela. La mostra offre la possibilità di osservare, sulll opere stesse, le tracce lasciate da pennelli, matite e spatole per scoprire le tecniche usate e tentare di capire i segreti anche delle opere più misteriose.
Il percorso culmina con l'esposizione di un dipinto a lungo ritenuto un Monet: si tratta invece di un falso coevo. La mostra invita a riflettere su tre questioni fondamentali, relative ad ogni singola opera, ciascuna al centro di una sezione: se è stata davvero realizzata in maniera spontanea; se è stata dipinta veramente all'aria aperta; se si tratta di un'opera compiuta o meno. La prima sezione si sofferma sugli schizzi e i disegni preparatori, spesso nascosti al di sotto dell'opera compiuta (ad esempio la riflettografia infrarossa eseguita sul "Ponte di Clichy" di Van Gogh ha rivelato un dettagliato disegno preparatorio e delle linee prospettiche). La seconda sezione riflette sul luogo in cui sono stati creati i dipinti (ad esempio sono stati rinvenuti granelli di sabbia su "Mare a Saint-Palais" di Armand Guillaumin e tracce di polline di pioppo su "Biancheria stesa ad asciugare sulla riva della Senna" di Gustave Caillebotte). La terza sezione, invece, prende in considerazione la critica, spesso mossa ai dipinti impressionisti, di apparente incompletezza, a causa dello stile rapido, della frequente assenza della firma e della vernice finale. La mostra, per ultimo, indaga i cambiamenti delle opere esposte dovuti al passare del tempo, ai restauri e ai ritocchi. Ad esempio, sulla "Fattoria a Bazincourt" di Pissarro sono state individuate aggiunte apportate da mani estranee per migliorare il dipinti.
Fino al 28 settembre; tutti i giorni 9–20, giovedì 9–23

 









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