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Trent'anni legge Basaglia, incontro sul manicomio

Grazie all'impegno del direttore Agostino Pirella, l'ospedale psichiatrico di Arezzo fu uno dei primi a chiudere. La facoltà aretina vuole ricordare il trentesimo anniversario della legge di riforma psichiatrica (1978) organizzando un incontro per martedì 7 ottobre, alle ore 16, presso la palazzina Donne (viale Cittadini), con l'attore e autore Ascanio Celestini, che negli ultimi anni ha visitato i luoghi degli ex manicomi raccogliendo memorie ed esperienze

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Arezzo, 6 ottobre 2008 - A trent'anni dall'approvazione della legge 180, che disponeva la graduale chiusura di tutti i manicomi italiani e l'affidamento della cura delle malattie mentali a specifici servizi extraospedalieri, un'iniziativa che ricordi come l'Ospedale psichiatrico di Arezzo fu uno dei primi a chiudere.

 

Grazie all'impegno del direttore Agostino Pirella, l'ospedale psichiatrico di Arezzo venne chiuso. Pirella si pose l'obiettivo di 'aprire' la struttura sulla base dell'esperienza da lui condotta a Gorizia e a Trieste proprio con il padre della riforma psichiatrica, Franco Basaglia. A metà degli anni novanta, l'Università di Siena decise di ristrutturare i locali del manicomio di Arezzo - ormai abbandonati - per restituirli alla città come sede della facoltà di Lettere e Filosofia.

 

E proprio la facoltà aretina vuole ricordare il trentesimo anniversario della legge di riforma psichiatrica (1978) organizzando un incontro per domani, martedì 7 ottobre, alle ore 16, presso la palazzina Donne (viale Cittadini), con l'attore e autore Ascanio Celestini, che negli ultimi anni ha visitato i luoghi degli ex manicomi raccogliendo memorie ed esperienze, sulle quali ha poi costruito lo spettacolo 'La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico' (in scena la sera, alle ore 21, e il giorno successivo alla stessa ora al Teatro Pietro Aretino). All'incontro interverranno anche Massimo Baioni, Laura Caretti e Patrizia Gabrielli, docenti della facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo, oltre al preside Camillo Brezzi, docente di storia contemporanea.

 

"Negli anni Settanta - spiega il professor Brezzi - se da una parte agisce il terrorismo, dall'altra numerose sono le voci che sollecitano, sulla base di nuove forme di cultura politica, un assetto più democratico della società ed esprimono un desiderio di cambiamento. Esemplare in tal senso - prosegue Brezzi - è proprio la riforma della psichiatria. Basti pensare come da piccole esperienze, quali quelle di Gorizia e poi di Trieste con Franco Basaglia, o di Arezzo con Agostino Pirella, si metta in moto un processo culturale e sociale che affronta il problema della malattia psichiatrica, la sua cura e l'atteggiamento della società nei suoi confronti, fino a trovare una soluzione alternativa alla tradizionale coercizione dei «malati di mente» e alla demonizzazione della follia.










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LA FOTO DEL GIORNO

Arezzo, Ascanio Celestini a teatro (foto Ansa)

'La pecora nera'
di Ascanio Celestini

Ascanio Celestini (nella foto) traduce in spettacolo teatrale le memorie di chi ha conosciuto il manicomio. Si intitola 'La pecora nera' e sarà in scena al Teatro comunale Pietro Aretino martedì 7 e mercoledì 8 ottobre. Il racconto riunisce le visioni soggettive di chi il manicomio l'ha vissuto sulla sua pelle e le memorie di Celestini, i suoi incontri in un alternarsi continuo tra il dentro, quello degli istituti psichiatrici e il fuori, della società moderna