L'artista si è innamorata di Arezzo. E' voluta tornare per la seconda volta a San Francesco: e qui ha cominciato a prendere accordi con il Comune e con i frati per una serata di beneficienza da tenersi nella navata della chiesa. "E' la chiesa più bella che abbia mai visto"
Arezzo, 3 luglio 2009 - Ha acceso una candela sotto gli affreschi. E c’è chi giura di averla vista assorta in preghiera. In preghiera sotto Piero, lì dove presto vorrebbe cantare. Patti Smith un mese fa, alla conferenza stampa di lancio del Play, parlava solo di Firenze. E se le citavi Arezzo faceva l’espressione un po’ stupica di quelle che ti spiazzano. Ma ora ha capito. ha capito in poche ore: dal suo arrivo, in balìa del jet-lag, in città alla sua partenza Ieri mattina, quando i responsabili del suo tour l’hanno quasi dovuta strappare via dalla basilica di San Francesco.
Perché potendo scegliere ci sarebbe rimasta. E di sicuro ci tornerà. Ha infatti spiegato che vorrebbe cantare in chiesa, proprio sotto gli affreshi. Lì dove aveva diretto magistralmente Riccardo Muti, lì dove da allora si sono svolti pochi, pochissimi septtacoli. Un’idea, lanciata agli assessori Camillo Brezzi e Lucia de Robertis,. E che in pochi minuti è diventata un progetto. Un progetto confidato a padre Roberto, il responsabile dei frati minori conventuali di San Francesco. Un concerto di beneficenza, la cui destinazione è ancora tutta da fissare. ma che, ha spiegato la sacerdotessa del rock e forse a questo punto non solo, potrebbe essere anche direttaten te per la chiesa. Un concerto simile lo ha già fatto: a Prato, nel 2007.
E questo ha fugato le residue paure. Perché è chiaro che il volto di Patti più noto spesso sembra conciliarsi poco e male con la navata di una chiesa francescana. «E’ vero — ha ammesso — in passato le mie esibizioni qualche dubbio lo avevano sollevato. Ma oggi c’è un’altra Patti. Questa è la chiesa più bella che abbia visto»
Una Patti che ieri mattina alle 9 è sbucata dal suo albergo di via Cavour e in compagnia del fedele chitarrista Lenny Kaye è voluta tornare sotto gli affreschi. Li aveva già visti il giorno prima, ma non le era bastato. Anzi sì, le era bastato a comporre la canzone inedita della quale parliamo a fianco.
Si è fatta fotografare con dei bambini. E sul quaderno di uno ha scritto anche una dedica, «A beautiful life». L’augurio di una bella vita, e chissà se ha pensato che quelle due parole a San Francesco e dintorni aprono anche tanti altri link: il film di Benigni, il dramma dell’Olocausto. A fianco anche un professore amico, Jonathan Nelson, arrivato per lei direttamente da Firenze. Era stato lui un mese fa il tramite per la grande mostra fotografica di Mapplethorpe, a Firenze, inaugurata proprio da Patti Smith, con un reading sotto i piedi del David. Stavolta le ha raccontato i segreti dei dipinti di Piero.
L’ha immersa tra i colori della guerra. Il nemico di Patti Smith. Ma un nemico che vuole conoscere. Proprio nelle sue ore ore aretine ha comprato da Gianluigi Fracassi in Piazza Grande due bandane, di quelle che i marinai indossavano sulle navi militari. Bandane nere con la scritta in oro dell’incrociatore. Ne ha comprate due, dell’incrociatore Trieste e della flotta austriaca. Magari le sfoggerà ad un prossimo concerto. Magari le ricorderanno la sua giornata aretina: e le daranno la voglia di ritornare.
Alberto Pierini
E' ricco il cartellone del Valdarno Jazz 2009 itinerante in tutta la vallata dal 9 al 28 luglio con otto serate a ingresso libero. I nomi offrono una panoramica completa che va dallo swing americano al jazz contemporaneo. Ci saranno Paolo Fresu, il quartetto del trombettista Giovanni Amato, i Cluster Mocata, Berlin e John Abercrombie