Gli insegnanti precari hanno protestato contro i tagli nella scuola, organizzando un un sit-in alla stazione e in Prefettura. Poi, con immaginazione tutta italiana, hanno dato spettacolo agli incroci, diventando tutti lavavetri per un giorno
Arezzo, 25 agosto 2009 - I pantaloni corti non se li sono calati, soltanto un accenno di mutanda per i precari della scuola che hanno improvvisato ieri di primo pomeriggio un sit-in alla stazione e zone limitrofe. In compenso, con immaginazione tutta italiana, hanno dato spettacolo agli incroci.
Tutti lavavetri sono diventati. Un secchio bianco e un secchio blu, spazzole tergicristallo, spruzzatore, acqua e sapone e volontà. "Questo saremo costretti a fare fra poche settimane" dicono in coro fregandosene del sole a picco delle tre. Maglia bianca con tanto di scritta ("Precari licenziati della scuola"), sorridenti nonostante la rabbia, hanno scherzato con gli automobilisti che si sono prestati di buon grado a far da sponda alla protesta. "La prossima volta — dice Roberta — dovremo davvero tendere la mano per farci dare qualche spicciolo. Così siamo ridotti".
In testa ai manifestanti, in tutto una trentina, c’è Carlo Schiavone, sindacalista della Gilda che ha promosso la protesta. "Non siamo numeri — spiega accorato — ma essere umani e come tali vogliamo essere trattati. Abbiamo figli e famiglia da mantenere, staimo perdendo tutto ed è un problema che accomuna quattrocentomila persone in Italia. Con l’indotto arriviamo a quattro milioni di persone che rischiano sul serio di restare in mutande".
Franca corradini ha ideato la protesta e pure lei cita numeri impietosi. Ad Arezzo, riferisce, sono oltre ducentocinquanta i prcari della scuola, fra docenti e non docenti. Di questi rientreranno nei ranghi all’apertura soltanto 53, per gli altri un taglio e via. Ma non doveva andare così, continua. E spiega che i tagli del personale Ata (assistenti tecnici, amministrativi, collaboratori scolastici) avrebbero dovuto riguardare il 17% della forza lavoro nel giro di tre anni. "Invece il provveditorato ha usato le forbici tutte in una volta, tagliando già da quest’anno l’intero 17%".
Fa eco Schiavone: "E’ una situazione unica in Toscana, ad esempio a Firenze non è andata in questo modo, e nemmeno nelle altre province italiane. Insomma, cornuti e mazziati mentre dovrebbero essere per primi governanti e parlamentari a ridursi i grandi privilegi di cui godono".
Da piazza della stazione, i precari si sono poi spostati davanti alla Prefettura dove una delegazione ha incontrato un funzionario prima di essere ricevuta intorno alle 17 dal prefetto Salvatore Montanaro. Altra tappa in provveditorato dove è stata consegnata una lettera degli aiutanti tecnici per chiedere di applicare il dettato Gelmini in modo più morbido. Un richiamo anche al sindaco e al presidente della Provincia: "Vengano attivato gli ammortizzatori sociali — chiede Schiavone — anche ai precari che rimangono senza lavoor. E che almeno non si facciano pagare ai loro figli le mense e i trasporti scolastici".
Sergio Rossi
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