''Le indagini hanno un tempo secondo il codice di procedura penale, passato quel tempo bisogna decidere se ci sono elementi per andare a giudizio o per archiviarla''. Così si è espresso il procuratore generale antimafia Pietro Grasso commentando la richiesta di archiviazione presentata dalla Prucura di Firenze sui presunti mandati esterni alla mafia sulle autobombe
Firenze, 26 febbraio 2008 - ''Il concetto che ho sempre espresso è che le indagini, come gli esami, non finiscono mai. Nel senso che, appena spuntano dei nuovi elementi che possono consentire una riapertura delle indagini, siamo pronti a farlo e non abbiamo mai disperato di continuare soprattutto verso quello che è l'elemento non accertato, cioè i mandanti esterni all'organizzazione mafiosa''.
Così si è espresso il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, commentando la richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Firenze per l'inchiesta sui presunti mandanti esterni alla mafia per le autobombe di 15 anni fa a Roma, Milano e nel capoluogo toscano. A margine di una conferenza stampa a Firenze, Grasso ha ricordato che ''sotto il profilo della deliberazione interna, degli esecutori, è stata tutto accertato. Questo è da considerare un grosso successo, ma non ci deve mai far arrestare di fronte a quello che è l'obiettivo finale''. Poi parlando dei motivi della richiesta di archiviazione: ''le indagini hanno un tempo - ha detto Grasso - secondo il codice di procedura penale, passato quel tempo bisogna decidere se ci sono elementi per andare a giudizio o per archiviarla''.
Giovanna Maggioni Chelli, dell'Associazione che raccoglie i parenti delle vittime dell'attentato in via dei Georgofili il 27 maggio 1993, si è espressa sulla richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Firenze per l'inchiesta sui presunti mandanti esterni alla mafia per le autobombe di 15 anni fa a Roma, Milano e nel capoluogo toscano. "Noi non siamo stati informati per le vie legali della definitiva archiviazione sui mandanti esterni a Cosa nostra per la strage di Firenze. Eravamo stati chiari: volevamo essere informati per primi''. E' quanto afferma, in una nota, Giovanna Maggiani Chelli, dell'Associazione.
''Riteniamo si sia creato intorno a noi il clima mafioso del 1993 - aggiunge Giovanna Maggiani Chelli -. Siamo di nuovo nelle mani della mafia, lo Stato archivia le indagini sui mandanti e contemporaneamente non fa fronte ai sui impegni, non risarcisce le vittime delle cifre riconosciute da un tribunale civile''.
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