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ARTE SFREGIATA

Graffiti sui monumenti? I giapponesi
non perdonano, gli italiani sì (e pagano)

Tutto iniziò con la martellata di Pietro Cannata al secondo dito del piede sinistro del David di Michelangelo. Era l’autunno del 1991... il commento del vicedirettore de 'La Nazione', Mauro Avellini

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Mauro Avellini Firenze, 1 luglio 2008 - Tutto iniziò con la martellata di Pietro Cannata al secondo dito del piede sinistro del David di Michelangelo. Era l’autunno del 1991. Prima di finire nel carcere psichiatrico di Montelupo fece in tempo a sfregiare 'Le esequie di Santo Stefano' di Filippo Lippi e 'L’Adorazione dei Pastori' di Michele di Raffaello delle Colombe.

 

Una volta uscito si accanì contro un’opera di Jackson Pollock. Tutte mezze 'goliardate', secondo la legge italiana, che è riuscita a perdonare anche l’operaio di Scandicci che tentò l’arrampicata sul braccio del Biancone provocandone la rottura insieme al bastone e alla conchiglia del basamento. Da questi «campioni» in poi è stato tutto un tuffarsi dentro fontane storiche, tutto un ghirigori di pennarelli sui marmi antichi (si rimuovono solo con i raggi ultravioletti), tutto un proliferare di writers armati di spray (spesso non basta l’uso di solventi per eliminare la vernice), anche contro l’arte. Ma noi siamo comprensivi. E paghiamo.

 

Nonostante i danneggiamenti dei monumenti - di Firenze, come di altre città - siano reati perseguibili d’ufficio, c’è voluto l’immancabile clic di un turista giapponese per immortalare alcune connazionali impegnate nel 'firmare' la basilica di Santa Maria del Fiore. Tradotto l’ideogramma è scattata la denuncia. Ma se nel Sol Levante stanno quasi pensando di darle in pasto agli squali, insieme ad altri beccati poco dopo, noi ci accontentiamo delle scuse e degli inchini. E mettiamo a bilancio milioni di euro (a Roma due, a Firenze non si sa) solo per la rimozione delle scritte.

 

Controlli pochi, le telecamere sono come i filmini degli amici di ritorno dalle vacanze: non li guarda nessuno. Il grande pianista Daniel Barenboim sostiene che l’arte ha due facce, "una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità". E’ proprio a questa che si cerca di legare una firma, una data, disegnate o incise. E’ ovunque il tentativo di marcare il territorio, di simboleggiare la propria esistenza, solitaria o in coppia, come accade per la barbarie dei lucchetti dell’amore. Ma noi siamo italiani, e abbiamo perdonato anche quelli. In Giappone li avrebbero legati ai piedi degli innamorati e gettati insieme in Arno.

Mauro Avellini










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Nanni Moretti

Un premio
a Nanni Moretti

Nanni Moretti è il vincitore del Premio Fiesole Maestri del Cinema 2008, giunto alla 42esima edizione. ''Nanni Moretti - è la motivazione del premio - incarna la figura di cineasta la cui opera è calata nel contesto sociale e politico in cui vive, al quale non risparmia critiche caustiche, espresse attraverso una comicità, uno stile e un modo di fare cinema apprezzato in Italia e all'estero''. Il regista romano ritirerà il riconoscimento la sera del 10 luglio nel Teatro Romano di Fiesole