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TRAGEDIA IN MONTAGNA

Discesa fatale nel canyon; alpinista muore, due salvi

La vittima era un noto investigatore privato fiorentino quarantenne. Tratti in salvo due suoi amici. L'incidente è avvenuto in Friuli, nelle gole del rio Simon.  I tre amici sono starti sorpresi dal maltelpo. Sono stati travolti dalla cascata. La vittima è finita contro le rocce

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SoccorsoAlpino Firenze, 9 luglio 2008 - Pioggia battente, incombe l’oscurità. La tragedia si è consumata in un canyon del rio Simon, fra Chiusaforte e Moggio Udinese, in provincia di Udine. Alberto Fanfani, 43 anni, fiorentino, investigatore privato, è stato trovato morto in fondo a una forra, travolto dal maltempo e dalla furia delle acque.

 

I due amici che si trovavano con lui sono riusciti a salvarsi. Leonardo Teruzzi, 41 anni, portiere di notte in un albergo, anch’egli fiorentino, è stato il primo a trovare rifugio in una zona sicura.
 

 

Mario Enrico Otto Bergamo, guida turistica, 40 anni, nato in Germania ma residente a Firenze, è stato salvato dopo una notte trascorsa al riparo di una roccia. I tre, celibi e grandi appassionati di canyoning, una tecnica alpinistica di discesa dei fiumi in alta montagna, sono stati traditi dalla bufera.

 

Si erano recati in Friuli per trascorrere qualche giorno all’insegna della loro disciplina preferita. Erano esperti, non era la prima volta che affrontavano una discesa in canyon con le mute, le corde e i caschetti in testa. Questa volta c’era da calarsi nella più bella forra del Friuli, una discesa considerata di media difficoltà, che prevede un dislivello di 600 metri e un tempo di percorrenza di sette ore. Lunedì pomeriggio, però, il tempo era davvero brutto. Tirava vento, pioveva a dirotto. Il rio Simon, considerato il paradiso dei canyonisti, si è ingrossato in pochi minuti. Le cascate di acqua, che gli esperti riescono a domare calandosi con le corde, si sono improvvisamente gonfiate di acqua e sassi. I tre alpinisti hanno perso l’ancoraggio. Leonardo Teruzzi e Otto Bergamo sono precipitati nel fiumiciattolo, riportando lievi ferite ma riuscendo a domare la furia della corrente.

 

Alberto Fanfani, invece, è andato a sbattere contro le rocce e ha perso i sensi. Il suo corpo, quasi rannicchiato, come se avesse cercato di trovare riparo dalla pioggia e dal freddo, è stato trovato nel pomeriggio di ieri in un fondo al canyon. Il cadavere, recuperato con l’intervento di un elicottero della Protezione civile dotato di verricello automatico, è stato trasportato a Tarvisio, in attesa dell’autopsia disposta dal pm.

 

L’allarme era partito lunedì da Firenze, poco dopo le 21.30. Giulia Romagnoli, 28 anni, amica di Fanfani, aveva un appuntamento telefonico all’ora di cena. Ha atteso a lungo. Poi, visto che Alberto non rispondeva al cellulare, ha chiamato i carabinieri. Il luogo in cui si è verificata la tragedia si trova a tre ore di cammino dal primo centro abitato. Gli uomini del soccorso alpino e i militari della compagnia di Tarvisio si sono messi sulle tracce dei dispersi ma, con l’arrivo della notte, sono stati costretti a interrompere le ricerche. Leonardo Teruzzi è stato il primo a uscire dal canyon e a raggiungere i soccorsi.

 

E’ stato proprio lui a guidare gli uomini del soccorso alpino e a indicare agli elicotteri il luogo dell’incidente. Poche ore più tardi, al riparo di una roccia, è stato individuato anche Otto Bergamo. Ferito, infreddolito, ma salvo. Alberto Fanfani no. L’investigatore privato che dal 1989 al 1992 è stato socio della società Canottieri comunali di Firenze, era considerato il più esperto del gruppo. Amava lo sport e l’avventura. Sapeva che il canyoning poteva presentare rischi. Forse, proprio per questo aveva fissato l’appuntamento telefonico con l’amica che ha dato l’allarme.

Cosimo Zetti










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