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ESTATE FIORENTINA

Un 'Imperium' di violenza
La Fura dels Baus al Mandela

Quattro rintocchi di campana, urla poi lo scoppio e la luce degli spari di arma da fuoco. Guerrieri mascherati in volto che irrompono nel pubblico seminando il caos. E' questo il campanello che ha annunciato l'inizio di 'Imperium', l'ultimo spettacolo della compagnia catalana 'La Fura dels Baus', in scena al Mandela Forum di Firenze

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fura dels baus Firenze, 8 luglio 2008 - Quattro rintocchi di campana, urla poi lo scoppio e la luce degli spari di arma da fuoco. Guerrieri mascherati in volto che irrompono nel pubblico seminando il caos. E' questo il campanello che ha annunciato l'inizio di 'Imperium', l'ultimo spettacolo della compagnia catalana 'La Fura dels Baus', in scena al Mandela Forum di Firenze ieri sera e stasera alle 21.30.

 


Nessuna luce soffusa ad introdurre gradualmente lo spettatore nella pièce, ma un tonfo iniziale che ha catapultato lo spettatore all'interno della sala, nello spazio appositamente delimitato da transenne.

 

Un teatro volto ad esaltare e stravolgere l'architettura degli spazi in cui si materializza, provocando emozioni a non finire negli spettatori, sollecitati ad entrare nella performance.Tipico dello stile del regista, Muller Jurgen e di quel teatro urbano che ha reso grande la 'Fura' fino a farla diventare un marchio, capace di confrontarsi con la pubblicità come con il melodramma.

 

Così tribune vuote anche al Mandela. Nessun posto numerato per i presenti, rigorosamente vestiti in abiti semplici quasi quotidiani, tutti al centro della sala pronti a seguire gli spostamenti delle quattro impalcature mobili poste agli angoli dello spazio. E proprio su queste, le 'donne-guerriere' della 'Fura' hanno evocato vari stadi di gioco del potere, il rapporto tra oppressori e oppressi, in una 'pièce-accusa' contro imperialismi e ogni forma di sopraffazione morale e fisica.

 

Le impalcature, che per la forma rimandano a piramidi egizie, si spostano da una parte all'altra della sala con l'aggressività di un movimento guerriero, imperialista. A trainarle, su trampoli alti 50 centimetri, attrici dondolanti nel tentativo di rivalsa verso chi si trova in cima.

 

Il pubblico, ruota intorno a questi monoliti, polarizzato dalle otto donne seminude con abiti cyberpunk, lacci di cuoio e maschere di metallo, che mettono in scena azioni violente e provocatorie del nostro tempo. Il terrorismo, le morti dolorose, la mancanza di parola, la negazione di libertà. Ciascuno ha il piacere di interpretarlo e ricordarlo a proprio modo. Ma anche impotenza e insicurezza. Soprattutto la sensazione di stare in bilico, in balia del terrore. Così la 'Fura' spinge su questa tremolante linea di confine chi si addentra nel suo spettacolo. Si deve girare intorno ai totem semoventi, fermarsi davanti alle attrici che dipingono di grigio i propri corpi, seguire le piramidi, simbolo del potere dove si scatenano le lotte di dominio.

 

Non solo comparse ma parte integrante della pièce, gli spettatori sono attratti e impauriti dai movimenti crudi delle otto donne, ora vestite da guerra, ora con impalcature da traino, ora pronte a sputare acqua. Una grassa massa che ora segue ora scappa in base agli spostamenti improvvisi delle piramidi e delle sue 'amazzoni'. Il punto di vista dello spettatore è rimosso di continuo, stabilendo una comunicazione orizzontale tra attore e spettatore-attore.

 

Per chi aveva già partecipato ad uno spettacolo della compagnia, sarà stato facile intuire i vari spostamenti, come i vari 'pericoli' che si potevano trovare durante la pièce (acqua lanciata con secchi, farina per sporcare corpi e abiti). Per chi era alla sua prima esperienza, 'Imperium' avrà sicuramente portato forti emozioni e qualche paura.

 

Tra i presenti ieri sera al Mandela, c'era chi trovava coraggio nell'agguantare la maglia dell'amico o del partner, chi scappava cercando rifugio ai bordi della transenna e magari finiva sepolto dall'arrivo della massa.

 

Soddisfatti o delusi dallo spettacolo, sicuramente ciascun componente di quel 'pubblico mobile' ha potuto assaporare il brivido di paura, come il sapore di un improvviso schizzo d'acqua, in uno spazio al confine tra il mondo reale e quello virtuale. Ha potuto lasciarsi andare al gusto di vivere in prima persona il teatro, l'ebbrezza dell'improvvisazione, della reazione istintiva a stimoli forti e provocatori. In un'energia particolare e unica che distingue gli spettacoli della 'Fura'.

Lisa Baroncelli










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