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IL KOLOSSAL

Pista sarda per il mostro di Firenze
Parola del produttore Tom Cruise

Il divo di Hollywood patron di un kolossal da 50 milioni di dollari ispirato dal libro 'Dolci colline di sangue' di Mario Spezi e Douglas Preston. Nel mirino della sceneggiatura le indagini sul serial killer

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Tom Cruise Firenze, 6 settembre 2008 - Una mega produzione cinematografica da 50 milioni di dollari garantita da un colosso come United Artists affiancato da Metro Goldwind Mayer e Warner. Un divo come Tom Cruise (nella foto) patron dell’operazione e, probabilmente, protagonista in prima persona sullo schermo. Uno sceneggiatore del calibro di Chris McQuarry (premio Oscar per I soliti sospetti) a garantire il successo della pellicola. Il tutto per dire, attraverso le sale cinematografiche del mondo, che le indagini su Pietro Pacciani, Mario Vanni e soci di sbornie sono state un pasticcio colossale e che il vero mostro di Firenze è probabilmente un’altra persona, legata non al mondo dei compagni di merende, ma al clan dei sardi.

 

E’ questo il risvolto più paradossale e clamoroso che sta dietro alla vicenda mediatica che coinvolge in questi giorni una star hollywoodiana come Tom Cruise e la sua intenzione di girare un film dedicato al cosiddetto mostro di Firenze. Tutto ha avuto inizio dalla curiosità letteraria del protagonista di Mission impossible e Eyes wide shut. Nel corso dell’estate l’attore ha infatti voracemente letto le 315 pagine del romanzo The monster of Florence, versione anglosassone dell’italianissimo Dolci colline di sangue. Il libro fu scritto due anni fa dal thrillerologo americano Douglas Preston e dal fiorentino Mario Spezi, un giornalista bravo e ostinato che le vicende del mostro le ha seguite fin da subito sulle colonne di questo giornale (sua, fra l’altro, l’invenzione del termine mostro di Firenze).

 

Il libro, che già aveva venduto bene in Italia, negli Stati Uniti è stato un successo, rimanendo per otto settimane nella nella top ten del New York Times con la sua storia nera fatta di 16 ragazzi uccisi nella stagione dell’amore senza un perché, nello scenario dal fascino siderale di Firenze e della campagna toscana. Alla fine il lettore Cruise ne è rimasto stregato. Ha deciso di comprare i diritti cinematografici del libro attraverso la United Artists (due milioni di dollari) e si è riservato di indossare lui stesso i panni di uno dei due protagonisti, ovvero quelli di Douglas Preston, giornalista-scrittore che indaga privatamente sul caso. Bella storia.

 

Il fatto, però, è che The monster of Florence non è la storia ufficiale del mostro di Firenze, ma la controinchiesta raccontata soprattutto da Mario Spezi, che alla colpevolezza di Pacciani e Vanni non ha mai creduto. No. Per Mario Spezi le inchieste condotte fin qui dalle procure di Firenze e Perugia e dai superpoliziotti vari incaricati del caso, sono state solo paccottiglia. Un’opinione talmente dirompente, questa, da condurlo incredibilmente in carcere per 23 giorni a Perugia, con l’accusa di avere depistato le indagini (accusa finita ovviamente nel nulla).

 

La verità di Spezi e Preston, ipotizzata nel libro, è dunque un’altra. Secondo costoro il mostro di Firenze potrebbe essere un personaggio rimasto ai margini dell’inchiesta. Un serial killer vero, che ha iniziato a uccidere giovanissimo. Dolci colline di sangue si chiude con l’intervista di Preston a un personaggio del clan dei sardi che viene chiamato Carlo per celarne l’identità. Il mostro ipotetico senza volto. E così dovrebbe chiudersi il film. Una bomba. A suo modo, dunque, Tom Cruise sta per apprestarsi di fatto a vestire i panni del censore più esplosivo contro chi, fin qui, ha condotto le indagini sul mostro di Firenze, da Vigna a Canessa, da Giuttari al procuratore di Perugia Mignini.

 

"È evidente che, nel corso degli anni e del lavoro svolto, qualcuno qualche errore lo ha commesso. La realizzazione del film, in questo senso, ripaga me e, indirettamente, anche le decine di persone che nel corso appunto degli anni sono state offese", ha detto ieri Mario Spezi. "Quello che interessa agli americani - ha poi aggiunto - non è infatti tanto il giallo, peraltro ancora senza soluzione, quanto un caso di cronaca nera divenuto strumento di lotta per il potere, di sopraffazione, di occasione per infangare e sbattere in galera persone che hanno avuto la sola ‘colpa’ di svolgere il proprio lavoro. Vista dagli Stati Uniti una storia del genere, inserita nel contesto di una città come Firenze, contiene elementi eccezionali". Eccezionali come far diventare Tom Cruise il testimonial dell’innocenza di Pietro Pacciani, appunto.

Stefano Cecchi










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