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MALATTIE INFETTIVE

Due casi di malaria; grave un quarantenne

Sono arrivati in ospedale in gravi condizioni. Contemporaneamente. E tutti e due sono stati ricoverati in terapia intensiva. Un fiorentino di quarant’anni (che non essendoci posti liberi a Firenze è stato trasferito a Prato) e un ingegnere livornese di trenta, entrambi colpiti da malaria

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Firenze, 9 ottobre 2008 - Sono arrivati in ospedale in gravi condizioni. Contemporaneamente. E tutti e due sono stati ricoverati in terapia intensiva.

 

Un fiorentino di quarant’anni (che non essendoci posti liberi a Firenze è stato trasferito a Prato) e un ingegnere livornese di trenta, entrambi colpiti da malaria. Hanno preso la malattia durante viaggi di lavoro, in Africa, nella zona Sud sahariana, una delle zone più esposte al rischio parassitosi. Anche se in diversi paesi la vaccinazione contro la malattia febbrile non è obbligatoria, gli infettivologi consigliano di sottoporsi a profilassi prima di partire per i paesi tropicali dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina.
 

 

Per il Centro di riferimento regionale di malattie infettive tropicali e subtropicali di Careggi, diretto da Alessandro Bartoloni, martedì non è stata una giornata semplice. «I due casi sono arrivati contemporaneamente nelle strutture — ha spiegato Bartoloni —, entrambi gli uomini erano in gravi condizioni e necessitavano di cure urgenti».
 

 

Avevano la febbre alta da cinque giorni e nessuno dei due aveva preso in considerazione l’ipotesi malaria, per questo la malattia si era già aggravata molto. Il quarantenne era sicuro di non ver contratto la malattia perché prima di partire si era sottoposto a una cura a base di un prodotto omeopatico che evidentemente non ha funzionato.
 

«Sono stati ripresi per i capelli — racconta Bartoloni — li abbiamo curati con l’artesunato, un derivato dell’artemisia annua che in Cina viene usata da decenni contro la febbre. Ha effetti maggiormente benefici e più rapidi del chinino, effetti che riducono la mortalità per malaria del 30%, un risultato eccezionale».

 

E’ stato proprio il centro guidato da Bartoloni il primo a usare l’artesunato in Italia, seguito dall’ospedale di Brescia. Il farmaco è prodotto in Cina e, nonostante sia stato clinicamente testato, sperimentato e documentato, non ha ancora ottenuto l’approvazione delle agenzie del farmaco statunitense, europea e italiana.

 

«In Italia sarà a disposizione dal 2010, prodotto dall Sigma Tau — spiega Bartoloni — ma nel frattempo sembra etico non usarlo? Per un medico non lo è». E proprio per questo la farmacia di Careggi acquista il farmaco direttamente in Cina e lo somministra ai pazienti. Costa 35 euro a fiala, poco più del chinino, ma con molti effetti collaterali in meno e benefici in più. 

Ilaria Ulivelli










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