Un vecchio contenzioso fra Regione e Comune blocca i lavori di recupero e manutenzione. In via Simone Martini scoppia la rivolta. Son ridotti così i sessanta alloggi popolari costruiti trent’anni fa, anche perché i soldi, quasi 10 milioni di euro, destinati alla manutenzione straordinaria degli edifici Erp (edilizia residenziale pubblica), sono rimasti congelati per oltre cinque anni
Firenze, 6 novembre 2008 - Questa è una storia di malaburocrazia. E’ da non credere: da cinque anni, dieci milioni di euro sono bloccati nelle casse perché Comune e Regione litigano. E intanto le case popolari cadono a pezzi. Amianto sul tetto, infiltrazioni d’acqua negli ascensori, crepe d’assestamento del cemento armato sulle pareti, sui soffitti e nei solai degli appartamenti, crolli dagli elementi architettonici delle facciate, mancato isolamento termico. Son ridotti così i sessanta alloggi popolari di proprietà del Comune costruiti trent’anni fa in via Simone Martini 10. Son ridotti così perché "dal giorno in cui ce li hanno consegnati non è stato più fatto neppure un intervento di manutenzione", denuncia il caporivolta del condominio Calogero D’Anca, un agguerrito siciliano trapiantato alle Torri a Cintoia, che un giorno sì e l’altro pure è in Palazzo Vecchio a rivendicare le ragioni degli inquilini.
Son ridotti così quegli appartamenti anche perché i soldi, quasi 10 milioni di euro, destinati alla manutenzione straordinaria degli edifici Erp (edilizia residenziale pubblica), sono rimasti congelati per oltre cinque anni da un contenzioso fra Comune e Regione. Quei soldi ci sono, ma non possono essere utilizzati. Incredibile. "Sono rimasti bloccati per una lite causata da questioni burocratico-amministrative, una lite che si protrae nel tempo danneggiando solo i locatari che vedono cascare a pezzi gli edifici anno dopo anno", denuncia Simone Porzio, segretario provinciale del sindacato degli inquilini Sunia.
Ieri mattina, sotto al palazzone di via Martini, Porzio ha radunato davanti ai condomini inferociti tutti i litiganti: Comune, Regione e Casa spa (la società che gestisce le funzioni di manutenzione e gestione amministrativa del patrimonio destinato all’Erp di proprietà dei Comuni). I nodi si sono incagliati al pettine e dall’animata discussione è nata una solenne promessa: risolvere la lite e scongelare entro un mese i 9 milioni e 616mila euro destinati al ripristino dei palazzi dell’edilizia popolare.
"Non ci credo - dice Teresa Ravello -. Sono trent’anni che non fanno nulla. Solo promesse per avere il voto. Con rispetto parlando, c’è chi ha dovuto tenersi gli escrementi in casa per giorni prima che qualcuno intervenisse. Vede quel buco, quell’avvallamento là? Prima o poi gli inquilini del primo piano sprofonderanno. Quel giorno cosa racconteranno per discolparsi i nostri cari amministratori?". L’assessore Graziano Cioni fa cenno di sì con il capo, "E’ una vergogna", dice. Ha capito la situazione e si impegna a risolverla con il collega assessore alla casa Paolo Coggiola, grande assente di ieri perché in viaggio di lavoro in Cina. Al piano pilotis di via Simone Martini 10 ci sono anche il direttore generale di Casa spa, Vincenzo Esposito e un arrabbiatissimo assessore regionale alla casa, Eugenio Baronti, che sventola la sua relazione sotto il naso di Cioni nell’intento di dimostrare l’estraneità della Regione nel clamoroso ritardo.
In verità le colpe ci sono e sono di tutti. Difficile il processo di attribuzione. La quesione nasce nel 2003, anno dell’inizio del congelamento dei fondi da parte della Regione. Il motivo? Il Comune di Firenze, invece di spendere il patrimonio derivante dagli utili degli affitti degli alloggi popolari investendoli nell’edilizia pubblica, li utilizza altrimenti. Secondo l’accusa del Sunia e di Baronti, quei 3 milioni provento degli avanzi di canone sarebbero stati spesi per il pagamento degli stipendi del personale di Casa spa e del corpo di polizia municipale. «Non è vero», replica l’assessore al Bilancio Tea Albini. Impossibile venirne a capo. Ma da quel momento, da oltre cinque anni, la Regione non concede il nulla osta che consente di spendere il contributo, bensì chiede al Comune di mettersi prima in regola.
Lo scorso anno, grazie a Sunia, la Regione e il Comune si sono incontrati in Palazzo Vecchio: sui tre milioni del 2003 è stata messa una pietra sopra. Ma la Regione chiede l’adeguamento alla nuova normativa regionale: ovvero dev’essere cambiato il contratto di servizio di Casa spa, contratto che deve assicurare il reinvestimento da parte del Comune degli utili provento delle case popolari nell’ambito dell’edilizia pubblica. Dopo l’incontro, a dicembre del 2007, la Regione scongela i 9 milioni e 616mila euro, ma il contratto di servizio non viene modificato. Per questo, quei fondi non sono mai stati sbloccati.
L’ultimo inghippo è relativo al piano di intervento. La Regione sostiene che il Comune non ha mai comunicato la necessità di intervenire su quel palazzo di via Simone Martini, né su molti altri. Altra pietra sopra. Ieri Regione e Comune hanno fatto una promessa solenne. Il Comune consegnerà il piano di intervento entro una settimana. La Regione sbloccherà i soldi entro venti giorni. Ovvero, se qualcuno mente tra un mese si sbugiarda. Non resta che aspettare.
Ilaria Ulivelli
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