Nessun segno di violenza nel corpo di Marcos Garcia Martiniano, il ragazzo disabile scomparso, ritrovato da un tartufaio nei boschi di Certaldo. Trent'anni, autistico, Marcos era stato accompagnato dai volontari della Misericordia al centro terapeutico 'Il Faro' di Scandicci. La procura indaga e l'indagine, a carico di ignoti, non ha ipotesi di reato
Firenze, 15 novembre 2008 - Chi ha perso e forse contribuito a far morire Marcos Garcia? Il ritrovamento del cadavere è destinato a imprimere una decisa accelerazione all’inchiesta giudiziaria. Sullo sfondo una ipotesi da brividi: la morte del giovane brasiliano come conseguenza di un altro reato, l’abbandono di persone incapace di provvedere a se stessa per malattia di mente. Una persona di cui qualcuno, anche in parte, abbia la custodia.
Esito dell’autopsia sulle cause esatte della morte (malore, freddo, crisi epilettica), rilievi scientifici dei carabinieri del reparto operativo del tenente colonnello Ferdinando Musella, testimonianze, dichiarazioni, telefonate: tutto finirà in procura. Ma sarà difficile dare una spiegazione logica al perché nessuno - carabinieri, volontari, protezione civile, persone che addirittura danno un passaggio, o si imbattono in quel ragazzone evidentemente sbandato - sia riuscito ad aiutare Marcos. A dare l’allarme. A salvarlo. Il fascicolo aperto sulla scomparsa, senza l’indicazione di indagati, è nelle mani del sostituto procuratore Concetta Gintoli, di turno sabato quando è stato dato l’allarme di scomparsa. Ieri, alla notizia del ritrovamento, ha dato disposizioni il sostituto procuratore Giuseppina Mione. Momento topico della vicenda, le 9 di sabato scorso, quando Marcos Garcia viene accompagnato dai volontari della Misericordia di Lastra a Signa davanti al cancello d’ingresso del centro ‘Il Faro’ di Scandicci, zona Vingone. S’inizia qui la cronaca di una vicenda assurda. Marcos scende, l’assistenza riparte. Ci si accorge che Marcos non c’è solo a sera, dopo le 21, quando il giovane non rientra, a Lastra, dove vive con gli zii, dopo la morte della madre. "Lo hanno lasciato all’ingresso, mi hanno detto che l’hanno visto entrare". Come da protocollo assistenziale, spiega lunedì 10 novembre Alberto Corsinovi, presidente della Misericordia.
"Impossibile - rileva la responsabile del ‘Faro’ - sabato mattina la struttura era chiusa. Non possono averlo visto entrare". E’ la prima, grossa discrepanza. Gli zii sapevano che il centro era chiuso? C’era stata una riunione, lunedì 3 novembre: in quell’occasione sembra fosse stato comunicato il calendario dei turni, aperture e chiusure. C’è stato un fraintendimento, forse.
Agli zii che lo chiamano sul telefonino, Marcos dice in modo stentato: "Sono fuori dal cancello, venite a prendermi..". Poi, il silenzio, cellulare azzerato. Ansia, paura: Marcos ha pochi spiccioli. Li spende al Vingone, per mangiare qualcosa. Vengono chiamati i carabinieri. Tramite il numero di telefonino, risalgono alla cella cui si è ‘agganciato’: invidividuata addirittura la zona di Pian di Scò. Diramate le note di ricerca. Ma la zona è troppo ampia. Martedì la notizia diventa pubblica. E un automobilista telefona ai carabinieri di Certaldo: "L’ho visto, gli ho dato un passaggio fino a Montespertoli, vicino a un’azienda agricola". Da qui un secondo automobilista avrebbe dato un altro passaggio a Marcos, lasciandolo alle 21. Altro orario cruciale, altra testimonianza: "Sabato alle 21,40 guidavo per tornare a casa a Casale. Mi si è parato davanti, nel mezzo della stradina, questo giovane. E’ rimasto immobile, l’ho scansato con una manovra repentina, era buio pesto...", racconta Giuseppe Giglioli, 74 anni, consigliere comunale del Polo per Certaldo. Giglioli vive sulla collina dove ha un’azienda agricola. "Ero sceso a Certaldo per prendere le pizze. Ho provato a vedere se questo giovane poteva essere un parente di persone che abitano qui vicino. Ma ho visto tutto chiuso e spento: ho dedotto che doveva essere un estraneo. L’ho detto ai miei familiari, poi non ci ho più pensato". Accanto alla casa di Giglioli vive Enrico Dolfi: "Ho visto quel giovane alle 17,30, stava per far buio. Era lungo la stradina, sotto un cipresso. Sono ripassato verso le 20 ed era sempre lì, fermo sotto il cipresso".
Giovanni Spano Andrea Ciappi
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