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IL TERREMOTO POLITICO: I PROTAGONISTI

Cioni: "La delibera contestata?
Quel giorno io non c'ero"

Davanti ai suoi sostenitori riuniti all’Otel Graziono Cioni ha spiegato tutto. "E’ dal 1980 che sono assessore al Comune di Firenze, i miei occhi hanno visto tante cose e i vostri anche. Ma non ho mai perso la dritta dice -. Ho sempre pensato che il reato più grave per un amministratore fosse la corruzione. Quando ho visto quella parola scritta nel decreto di perquisizione con cui i tre ufficiali del Ros dei carabinieri si sono presentati in casa mia, ho pensato che avessero sbagliato a suonare il campanello"

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Firenze, l'assessore comunale Graziano Cioni (Pressphoto) Firenze, 20 novembre 2008 - I fuochi d’artificio. Graziano Cioni è stato di parola. Li aveva promessi e li ha sparati. Davanti ai suoi sostenitori riuniti ieri sera all’Otel e a lui ancora più stretti, ha spiegato tutto. L’ingresso è trionfale. Lo accoglie un applauso forte come un grande abbraccio. Lui non si risparmia e non risparmiato nessuno: "Ma chi sono, Nembo Kid?". Però non nasconde l’amarezza. Nei piani doveva essere una serata diversa. Una festa vera dove Cioni avrebbe dovuto parlare del suo programma per Firenze da candidato alle primarie del Pd per la scelta di chi far correre alla poltrona di sindaco. "E’ dal 1980 che sono assessore al Comune di Firenze, i miei occhi hanno visto tante cose e i vostri anche. Ma non ho mai perso la dritta - dice -. Ho sempre pensato che il reato più grave per un amministratore fosse la corruzione. Quando ho visto quella parola scritta nel decreto di perquisizione con cui i tre ufficiali del Ros dei carabinieri si sono presentati in casa mia, ho pensato che avessero sbagliato a suonare il campanello. Se non c’è sotterfugio, se non c’è inganno, il politico corrotto dev’essere punito immediatamente togliendogli l’incarico". Non fa un passo indietro, Cioni. Il suo "ci sono", tuona come un avvertimento.

 

E annusa in silenzio le carte che tiene in mano, riferendosi alle accuse che la magistratura gli rivolge. Corruzione nell’ambito del progetto ubanistico di espansione della città a Castello. E violenza privata, un capitolo a parte. "E’ un insieme di cose che puzza - dice -. Tutto ciò mi sarebbe mai capitato se non mi fossi candidato alle primarie? Accidenti a dar retta agli amici. Ve lo ricordate? Siete stati voi a spingermi". "Ho fatto la battaglia per le primarie perché se non c’erano io non sarei candidato", dice lodando lo strumento come esempio di «democrazia compiuta che ancora qui da noi non siamo capaci di adoperare" e bacchettando l’"inciucio" che ha cambiato la legge elettorale regionale cancellando le preferenze. "Con questo sistema i consiglieri regionali non vengono eletti ma nominati, funzionava così nel vecchio Pci, io non ho nessuna nostalgia". Altro applauso. Gli umori non sono quelli della festa, "scusate, ma sul piano umano queste cose mi sono rimaste sullo stomaco". Punto dopo punto difende la propria estraneità ai fatti contestati.

 

"L’avvocato (Annalisa Parenti, sul palco con lui, qui nella foto), dice che non dovrei parlare, ma devo difendere mio figlio. Nel 2002 telefonai a Fondiaria per chiedere se potevano fargli avere un colloquio, riuscì a ottenere il posto, come impiegato nei livelli più bassi - e qui Cioni spiega con dovizia di particolari e di cifre -. Per questo i magistrati dicono che mi sarei dovuto astenere durante la votazione della giunta al progetto di Castello (i terreni sono di proprietà Fondiaria, ndr). Ma io quel giorno non c’ero (il 14 dicembre 2004, ndr)". E in sala scoppia un altro applauso affettuoso. Lui parla di pancia e conquista. Ci infila battute e sdegno. Ma anche "fiducia nel lavoro della magistratura". E continua. Gli viene contestato di avere ottenuto da Sai-Fondiaria un appartamento in viale Matteotti. "Me lo chiese una signora, ci vive con la famiglia e paga un canone di 730 euro mensili per tre stanze con regolare contratto d’affitto. Dov’è il reato?". Sul capitolo dei soldi, 30mila euro avuti da Fondiaria, parte da lontano. "In Comune soldi non ce ne sono: io li cerco non per mettermeli in tasca ma per iniziative a favore dei cittadini". "Questi 30mila euro sono serviti per stampare e inviare ai cittadini il nuovo regolamento di polizia urbana". Cioni alza lo sguardo, questa sera è ancora la sua sera. "Io ci sono perché voi volete che ci sia. All’ufficiale dei carabinieri avevo detto ‘mi ritiro’, lui mi ha guardato e mi ha risposto ‘sarebbe una vigliaccata’. Dopo due minuti ho pensato la stessa cosa. Ci sono per non far trionfare la calunnia, l’infamia, la diffamazione. Di questa roba ce n’è già troppa". Alla fine consegna i ‘santini’ "vota Cioni" in mezzo alla folla. Lo spettacolo deve andare avanti. 

Ilaria Ulivelli










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