Il rettore Augusto Marinelli per la prima volta esamina pubblicamente lo stato dell’Università. E s’inalbera contro il disfattismo. Sfodera numeri, analisi, previsioni e rimedi... di Marcello Mancini
Firenze, 23 novembre 2008 - "Non siamo spreconi". Il rettore Augusto Marinelli per la prima volta esamina pubblicamente lo stato dell’Università. E s’inalbera contro il disfattismo. Sfodera numeri, analisi, previsioni e rimedi. Un’altra verità rispetto a quella che abbiamo letto finora. O per lo meno, un approccio più positivo. "Non c’è una crisi finanziaria, non siamo sull’orlo del fallimento, non rischiamo l’arrivo di un commissario": questo dice Marinelli.
Dal rettore che nel 2006 cancellò clamorosamente la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico per denunciare la crisi finanziaria dell’Ateneo, ti aspetteresti toni funesti sui conti e sul futuro. Invece le parole, seppure gravi, lasciano spazio a un po’ di ottimismo. L’Università è incatenata dentro una gabbia di leggi che la legano ai finanziamenti statali sempre più ridotti. I soldi se ne vanno principalmente per la gestione dei nuovi insediamenti a Novoli e Sesto e per gli stipendi del personale, che non è cresciuto negli ultimi sette anni ma grava sul bilancio dell’ateneo assorbendo il 92 per cento dell’intero fondo di finanziamento ordinario (cioè dei soldi che lo Stato trasferisce all’Università). C’è una strada di sacrifici per raggiungere la dignitosa sopravvivenza, ma non passa per l’aumento della tasse (che anzi potranno diminuire) né per la cessione di altri immobili (bastano quelli già venduti): meglio risparmiare sui consumi e sullo stipendio dei docenti settantenni.
Rettore, che cosa ha ridotto l’Università in queste condizioni?
"Quando sono arrivato, nel Duemila, ho trovato una situazione abbastanza pesante, in particolare per gli impegni finanziari assunti: mi riferisco agli investimenti di edilizia e alle spese del personale. Uno studio che avevo ereditato dal mio predecessore prevedeva il collasso finanziario, a causa degli investimenti, per la fine del 2005".
Invece il momento non è ancora arrivato...
"La minaccia è stata risolta: abbiamo terminato e pagato gli investimenti programmati, abbiamo fatto un accordo con il ministro Moratti di rilevante valore che ci ha consentito di affrontare questo problema, abbiamo rinegoziato i mutui. Oggi la parte dell’edilizia che doveva determinare il collasso non pesa più di tanto, mentre pesano le gestioni delle nuove strutture, che sono modernissime e quindi costose".
Perché dice che il costo del personale è la voce più devastante del bilancio?
"Scontiamo la riforma del 1999 e l’assunzione degli idonei usciti da ogni concorso bandito dagli atenei. Un’importante sacca di precariato che il ministro di allora aiutò a regolarizzare, coprendo il costo iniziale con l’istituzione di un fondo apposito. Ma gli stipendi maturati in seguito cominciarono a gravare sui bilanci degli atenei, senza essere coperti da trasferimenti statali. Questa è stata una svolta devastante".
Si è parlato di troppe assunzioni: un’accusa di spreco.
"Dal 2000 a oggi il personale è lo stesso, però il costo complessivo è aumentato del 30 per cento mentre il trasferimento da parte dello Stato è cresciuto solo del 14,6 per cento. Un meccanismo perverso, difficilmente sopportabile, che ha portato effetti catastrofici e che, permanendo, rischia di trascinare al fallimento il sistema universitario. In effetti all’inizio del 2008 il costo del personale di tutta l’Università italiana era pari all’88 per cento dei trasferimenti dello Stato (a Firenze siamo al 92,1 per cento): se continua così, fra un anno o due il costo del personale assorbirà tutti i soldi che vengono da Roma".
Nel 2006 è scattato il primo allarme e lei bloccò l’inaugurazione dell’anno accademico. Come siete corsi ai ripari?
"Abbiamo studiato con il Senato e il consiglio un piano di lacrime e sangue per tenere in piedi l’Università. Nel frattempo si era arrivati a un disequilibrio di bilancio che tendeva sempre più ad essere strutturale e che abbiamo cominciato a coprire con la vendita degli immobili".
Siamo già al 2007: i segni evidenti degli imminenti tempi bui. Che avete fatto ancora?
"Abbiamo bloccato i mutui e poi, anziché utilizzare il 35 per cento del turn over ai fini di nuove assunzioni ci siamo impegnati a utilizzare solo il 20 per cento. Aggiungo che dal 2005 non sono stati più banditi concorsi di prima e seconda fascia, mentre abbiamo fatto due concorsi per ricercatori: uno sul bilancio dell’Università, il secondo cofinanziato con il contributo dello Stato. Già nel 2008 abbiamo visto i risultati di questa nostra scelta: avevamo previsto un disavanzo strutturale di 27 milioni, chiudiamo con un disavanzo di 17 che è completamente coperto dalla vendita degli immobili".
Ma insomma il bilancio dell’Università oggi è in rosso?
"No. E’ vero che abbiamo evidenziato un disavanzo strutturale, ma è coperto dai valori degli immobili che abbiamo venduto e che dovremmo incamerare entro quest’anno. Ho sentito parlare di meno 46 milioni: i conti si fanno quando si chiudono i contratti".
E allora di che cosa deve preoccuparsi l’Università?
"Nel frattempo è entrato in vigore il decreto 133, che prevede un taglio, in quattro anni, di circa il 35 per cento dei trasferimenti statali: se quel decreto non viene rimosso, tutto il sistema fallisce fra il 2010 e il 2011 e risulteranno vani anche i nostri sforzi messi in atto con il piano approvato l’anno scorso. Dovremo rimboccarci le maniche un’altra volta e trovare altre strade per superare il baratro".
Allora come se ne esce?
"Da soli non potremo più farcela, dobbiamo quindi trovare dei compagni di viaggio. Una delle misure è il pensionamento dei settantenni; un’altra è quella dell’accorpamento dei dipartimenti; infine grandi risparmi energetici con le ipotesi di ulteriore razionalizzazione delle risorse. Alla fine chiuderemo il bilancio di previsione del 2009 in pareggio e aspetteremo in piedi il 2010, anno in cui, con queste norme, avremo dallo Stato altri sette milioni in meno. Spero che i sacrifici durino poco e si restauri una situazione di normalità appena cambiano le condizioni economiche".
Vediamo nel dettaglio i rimedi per risparmiare. Ha creato malumori e proteste l’ipotesi di pensionare i docenti settantenni?
"Siamo solo alla fase dei pareri. Abbiamo deliberato di non concedere il periodo di permanenza di due anni, ma in via eccezionale, di fronte a personaggi altrettanto eccezionali o unici dal punto di vista didattico, saremmo dei folli se li mandassimo via. Utilizzeremo con grande raziocinio questa disposizione, per noi comunque lacerante".
Le tasse degli studenti aumenteranno?
"Le tasse sono vincolate ai trasferimenti dello Stato. Siccome noi possiamo incamerare il 20 per cento di quello che ci trasferisce lo Stato, se ci saranno i tagli del 35 per cento, dobbiamo tagliare nella stessa misura anche le tasse, per mantenere inalterata la proporzione. Aggiungo che finora le tasse non aumentate: abbiamo avuto una distribuzione più equa, perché sono state calcolate non solo sul reddito ma anche sul patrimonio".
Altro capitolo: gli immobili sul mercato.
"Quelli che abbiamo venduto non erano funzionali, non servivano né per la didattica né per la ricerca, e oltretutto richiedevano investimenti colossali per la ristrutturazione. Pensi a Villa Le Montalve e a Villa Favard. Con quei soldi noi abbiamo coperto il disavanzo strutturale del 2006, 2007 e 2008 e restano quattrini che riporteremo sul bilancio 2009".
In queste condizioni sono possibili altre cessioni?
"Speriamo di chiudere il bilancio in pareggio non ricorrendo ad ulteriori vendite e, se fosse necessario, solo a quelle che sono già in corso. Ma si tratta di piccole cose".
La villa di Montepaldi a San Casciano è in vendita?
"Quella è un’azienda collegata alla facoltà di agraria dove si fa sperimentazione. Stiamo lavorando per trovare un socio pubblico per poterla valorizzare ulteriormente".
L’emergenza è oggi: l’Università la sta vivendo. C’è un progetto per garantirne il futuro?
"Il rinnovamento passa attraverso un rapporto organico con la Regione ed eventualmente con altri enti pubblici. Partendo dal presupposto che una Università come la nostra deve essere pubblica, potremo trovare utile coinvolgere queste istituzioni anche attraverso la creazione di una fondazione. Ciò consentirebbe di rompere l’autoreferenzialità dell’ateneo, aprendo alle istituzioni nella fase di programmazione strategica dell’offerta formativa e nella fase di controllo della spesa. E’ una prospettiva che potrebbe dare risposte autonome anche a prescendere dai tagli previsti per i prossimi anni".
Le proposte della commissione risorse che prevedono risparmi sui consumi energetici?
"E’ una ipotesi per diminuire i consumi di tutti i tipi. Chiudere durante le ferie di Natale, chiudere il sabato: non crea disagi e non limita attività le attività didattiche e di ricerca".
Marcello Mancini
Da martedì 25 a domenica 30 novembre al teatro della 'Pergola' Lello Arena
(nella foto), Angiola Baggi, Sebastiano Tringali porteranno in scena 'Lascio alle mie donne', una commedia in due atti scritta da Diego Fabbri. Regia di Nanni Fabbri