"Sono fuori dall’edicola per portare alcuni pacchi dentro. Sento urlare, mi giro, vedo che alla fermata, trenta metri di distanza, due persone si azzuffano. Una è una ragazza che cade a terra, continua a difendersi, ha bisogno di aiuto." Così Gabriele Nincheri, 38 anni, che gestisce la rivendita di piazza Dalmazia, ha difeso una donna aggredita da uno scippatore 24enne, poi arrestato
Firenze, 7 gennaio 2009 - Più’ coraggio o altruismo? "Altruismo penso. Quando ci sono persone che sono a due metri e non alzano un dito... Ho sentito urlare, ho visto due persone azzuffarsi e altre due, proprio lì accanto, immobili. Non potevo rimanere fermo. Mi sono messo a correre, a inseguire quell’uomo, l’ho afferrato".
Quell’uomo: uno scippatore. Mario Alfonso Taragona Guevara, 24 anni, peruviano con permesso di soggiorno. La polizia l’ha arrestato per tentata rapina, ma determinante è stato l’intervento di Gabriele Nincheri, 38 anni, che insieme al fratello Francesco, 35, il babbo Gianni, 61 e la mamma, signora Adriana, gestisce a conduzione familiare la rivendita di piazza Dalmazia. A pochi metri dalla fermata dei bus dove il sudamericano ha aggredito una donna per strapparle la borsa. Ore 6,30-7 di ieri, Epifania: è ancora buio, in piazza l’edicolante sistema alcune cose dopo aver tirato su il bandone, tre persone aspettano il bus, di aperto c’è solo un bar.
"Sono fuori dall’edicola - racconta Nincheri - per portare alcuni pacchi dentro. Sento urlare, mi giro, vedo che alla fermata, trenta metri di distanza, due persone si azzuffano. Una è una ragazza che cade a terra, continua a difendersi, ha bisogno di aiuto. Noto anche altre due persone lì accanto. E’ buio, non riesco a distinguere se si tratta di giovani o di anziani. Di certo non difendono la ragazza. Mi metto a correre in direzione delle grida. Un uomo scappa e io gli vado dietro, gli altri stanno fermi. Lui intanto svolta verso la zona del mercato, si ferma davanti a un motorino dietro le uscite di sicurezza del Cafè de Paris e del cinema Flora, tenta di mettere in moto. Lo blocco: ‘Non ho preso niente, non ho preso niente, fammi andare via, fammi scappare’, mi dice supplichevole. Mi fa rabbia. Penso alla ragazza, a come starà". "Sfilo le chiavi del motorino allo scippatore e torno indietro - prosegue l’edicolante -: a lui ci penserà la polizia. Ritrovo la ragazza ancora alla fermata, trema e piange. Cerco di tranquillizzarla mentre chiamo il 113".
E come ‘pronosticato’ da Gabriele Nincheri, la polizia arresta il malvivente: per strappare la borsetta a una donna di 35 anni, l’ha fatta cadere e l’ha colpita più volte. In seguito all’aggressione, la signora verrà curata per contusioni alla spalla destra e alle gambe. Per lei 6 giorni di prognosi e tanto spavento. I poliziotti della volante intervenuta ritrovano lo scooter in via Vittorio Emanuele. Risulta dai dati essere di proprietà di una peruviana residente in via dei Leoncini. Alle 7,20 gli agenti si presentano in via Leoncini. Ci trovano Guevara pe lo arrestano.
Nincheri, lei apre presto e chiude tardi. La sua edicola è un osservatorio ’privilegiato’ su come si è trasformata piazza Dalmazia.
"E’ un calderone. Il giardino è diventato un dormitorio di fortuna. La mattina in molti si alzano prestissimo per andarsene. In giro rimangono sacchi di vestiti: gli armadi di chi vive così. C’è un giro di droga e di spaccio, nel giardino davanti all’Oviesse ci sono frequenti risse. In molti creano problemi, però ci sono anche quelli che, pur rimanendo nell’illegalità, perché clandestini, cercano di non disturbare. Però è inutile negare o minimizzare: da un anno e mezzo a questo parte c’è stata una clamorosa escalation di situazioni criminali e di degrado. C’è più violenza" Ha una spiegazione? "Questo è il Paese del Bengodi. O almeno è così ci vedono all’estero. Vengono tutti qui convinti di fare quello che gli pare". Della trasformazione, in peggio, di Rifredi, questo giornale ha scritto più volte. Come non aggiungere però tutte le nefandezze che racconta un pensionato dell’Ataf? "Dovreste vedere in quanti, soprattutto zingari, fanno i loro bisogni qui ai giardini. Si abbassano i pantaloni anche davanti ai bambini, non gli importa di nulla. C’è una sporcizia, un lurido incredibile. Una volta insieme a un mio amico dissi a un gruppo di zingari che sporcavano, che non dovevano buttare la loro sporcizia a terra, nel giardino. Ci risposero ’zitti sporchi italiani’. Capisce? E i venditori abusivi che afferrano per le braccia i vecchi per fargli comprare la loro roba? Ognuno fa quello che gli pare e come gli pare. Le istituzioni dove sono? Nei Paesi seri, sonop presenti per impedire che certe cose accadano, non solo quando sono ormai successe. E mi creda: non è razzismo, non siamo razzisti come qualcuno vorrebbe far credere per giustificare tutto questo".
Giovanni Spano
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