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L'inaugurazione

Il Rettore: "Blocco le assunzioni"
"Dovremo studiare nuovi assetti"

Gelido più di sempre il Salone dei Cinquecento,  teatro dell’inaugurazione dell’anno accademico 2008-2009 dell’Università di Firenze. "Non abbiamo festeggiato nulla, si tratta di una cerimonia ufficiale durante la quale il rettore dà conto alla città della situazione dell’Ateneo", il commento di Augusto Marinelli al termine dell’austera cerimonia

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Prof. Augusto Marinelli (Foto Pressphoto) Firenze, 17 febbraio 2009 - Gelido più di sempre (se possibile) il Salone dei Cinquecento, ieri mattina teatro dell’inaugurazione dell’anno accademico 2008-2009 dell’Università di Firenze. "Non abbiamo festeggiato nulla, si tratta di una cerimonia ufficiale durante la quale il rettore dà conto alla città della situazione dell’Ateneo", il commento di Augusto Marinelli al termine dell’austera cerimonia, aperta alle 11 in punto dal sindaco Leonardo Domenici.

 

"La crisi economica è un problema che dovremo affrontare insieme, consolidando il rapporto di collaborazione fra amministrazione e Università, che in questi ultimi nove anni è stato molto forte e significativo - le parole del primo cittadino - . E’ questo il compito da portare avanti, anche da chi si avvicenderà alla guida delle nostre istituzioni".

 

Una novità fra gli interventi: per la prima volta arriva un universitario: Francesco Epifani, ventiquattrenne futuro matematico e senatore accademico per Studenti di Sinistra, che ha spiagato alla dotta platea come "si continui a insistere con queste tradizioni auto-celebrative anche in un momento come questo, in cui il sistema universitario pubblico è sotto attacco continuo e il nostro Ateneo non riesce a impostare una seria politica finanziaria che risani il bilancio".

 

"Non si tratta di una festa, in un momento come questo c’è poco da festeggiare - la replica del rettore Marinelli - . E poi non è vero che i ricercatori non abbiano partecipato all’inaugurazione per protesta: semplicemente, non erano stati invitati. E comunque avrebbero fatto meglio ad andare a lavorare, anziché manifestare davanti a Palazzo Vecchio: c’è una legge che ci dà autorità di decidere se un dipendente che abbia 40 anni di attività debba restare o andare in pensione, valida per tutti, personale tecnico e amministrativo. Ma per i ricercatori... no. Si tratta di meccanismi corporativi non sostenibili".

 

Ha voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa il rettore uscente. Così, nonostante abbia appena affrontato un’ora esatta di discorso inaugurale alla presenza di tutti i presidi di facoltà, senato accademico, consiglio di amministrazione, sindaci revisori dell’Ateneo e le maggiori autorità cittadine (a partire da sindaco e presidente della Regione), militari, politiche e religiose (in prima fila anche l’arcivescovo Giuseppe Betori), accetta di buon grado di incontrare i giornalisti, per ulteriori chiarimenti.

 

L'INTERVISTA

"La crisi economica è una realtà con la quale anche l’Università deve fare i conti", attraverso scogli come il personale, docente e tecnico amministrativo. E ancora i finanziamenti statali in calo, la ricerca scientifica ai primi posti nelle valutazioni nazionali, la risistemazione edilizia quasi completata nonostante lo stop imposto dalle misure di risparmio.

 

E qualche nota positiva, come l’immissione di fondi privati e l’istituzione di laboratori con soggetti esterni (vedi la convenzione stipolata nel 2007 con l’Associazione Industriali) e la prossima apertura al pubblico della Villa ‘Il Gioiello’, ultima dimora di Galileo e parte del patrimonio edilizio dell’Università, di cui è stato terminato il complesso restauro.

 

Insomma rettore, ormai è all’ultimo anno di mandato: togliersi quella toga è un po’ un sollievo? "No, perché all’università sono e resterò legato: ma in questi 9 anni ho dato tutto quello che potevo. Ora lascerò agire gli altri".

 

Cosa farà? "Dopo una pausa di riposo tornerò a insegnare".

 

Pronostici sul suo successore? "Non ho un nome. Diciamo che i cinque candidati sono persone che conoscono l’Università e i suoi problemi; non vengono però a chiedere consiglio a me, perché non glielo darei. Ho stima di tutti e sono certo che su questa poltrona siederà una persona capace".

 

Il presidente Claudio Martini ha detto che la Fondazione non si farà... "Sono ottimista per quel che concerne un confronto aperto con la Regione per uscire dalla situazione critica imposta dal sottofinanziamento nazionale. Una collaborazione con l’ente regionale per studiare e verificare nuove forme di sinergia, nell’ambito dei rispettivi ruoli, insomma. Occorre verificare come sarà possibile scrivere questo nuovo rapporto nella consapevolezza che per l’Università potrà essere necessario discutere nuovi assetti per il proprio governo".

 

Rischi per l’autonomia? "Fare sistema, senza rinunciare all’autonomia e senza timore di cambiare, è un impegno imprescindibile anche per mantenere all’alta formazione il carattere di servizio pubblico".

 

Sul fronte conti? "L’Ateneo in questi ultimi anni è riuscito, grazie a gravose politiche di risparmio, a mantenere i deficit di gestione entro livelli sostenibili e, con dismissioni di immobili non funzionali, ha potuto conseguire sempre il pareggio. Ma è chiaro che si tratta di una tecnica di corto respiro".

 

Lo sostengono anche i ricercatori che erano in piazza... "Voglio ricordare un importante risultato: oggi (ieri per il lettore, ndr.) prendono servizio i 46 ricercatori vincitori di concorso che questo Ateneo è riuscito ad assumere trovando fondi per il proprio bilancio e promuovendo una modifica della normativa".

 

Prospettive? "Data la situazione finanziaria prevedo, nel breve periodo, un blocco totale delle assunzioni. Senza le riduzioni del 10% previste nel 2010 e 2011, il nostro Ateneo sarebbe comunque in grado di autosostenersi".

 

Tornando all’inaugurazione dell’Anno Accademico, dopo la prolusione del professor Francesco Saverio Pavone, il rettore ha provveduto a consegnare i diplomi di professore emerito e conferire le medaglie dell’Ateneo al personale universitario con 40 anni di servizio. Un brivido di orgoglio ha percorso la schiena di tutti quando i 12 studenti, i migliori di ogni facoltà, hanno ricevuto dalle sue mani il diploma di laurea.

Letizia Cini










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