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I FUNERALI

Silvia, rabbia e lacrime
L'addio alla giovane giornalista

In tanti erano presenti nella chiesa di Colle Sant’Alberto per dare l’ultimo saluto a Silvia Trabalzini. Chiarezza è ciò che chiede la mamma ma per ora la Procura di Pavia non ha aperto nessuna inchiesta. Oltre a Bonifazi erano presenti anche i sindaci di Chiusi e Sarteano

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Silvia Trabalzini Grosseto, 8 luglio 2008 - "Ho letto sul giornale di questa giornalista di 35 anni che giovedì annunciava felice a tutti i suoi amici, tramite sms, il suo nuovo cuore e la vita migliore che l’attendeva. Sorridente andava incontro a un futuro migliore. Tutto questo questo fino a giovedì, poi tutto è crollato e ora siamo qui con l’impegnativo compito di rivolgere il nostro pensiero all’ascolto profondo della Parola di Dio, parola di consolazione, che evita che il nostro dolore si trasformi in disperazione". Sono davvero parole consolatorie quelle che don James Rntshinam, parroco indiano della chiesa di Colle Sant’Alberto, frazione di Sarteano dove vive la famiglia, ha pronunciato ai funerali di Silvia Trabalzini, il capo ufficio stampa del Comune di Grosseto, morta venerdì nelle ore successive al trapianto di cuore, a cui è stata sottoposta all’ospedale San Matteo di Pavia.

 

"Ci ha lasciati una ragazza cara - ha proseguito il parroco - e importante per ciascuno di voi che siete qui, non per circostanza, ma per l’affetto profondo che vi legava a lei. A volte, come in questo caso, la volontà di Dio è dura da accettare, ma dobbiamo avere fiducia perché tutto concorre al Bene per coloro che credono in Dio. Il valore della vita non si misura in base al numero degli anni vissuti, e trentacinque al giorno d’oggi sono pochi. Ma sono stati intensi quelli vissuti da Silvia, una sorella ricca di virtù e voi tutti ne siete testimoni con il ricordo di un momento, di un episodio, di una battuta. La sua morte ha reso tristi noi e la sua famiglia, ma è una tristezza che si trasformerà in felicità, perché Silvia è salita a Cristo e sarà sempre con lui". Poche parole, semplici, toccanti, che hanno cercato di portare conforto al dignitoso, lacerante dolore della famiglia di Silvia, alla mamma Rina, al babbo Claudio e alla sorella Laura, che all’uscita della chiesa stringeva in mano la candela, che aveva vegliato durante il rito funebre la bara di Silvia, e un quadro con la sua foto.

 

E la mamma Rina ha confermato di non voler sporgere denuncia, anche se chiede chiarezza sull’intervento. Ma intanto la morte di Silvia Trabalzini non sembra destinata ad avere nessuno strascico giudiziario. Ieri dalla Procura di Pavia è infatti trapelata, anche se informalmente (perché il procuratore capo Gustavo Cioppa è in ferie e, in sua assenza, nessuno può o vuole rilasciare dichiarazioni ufficiali) la conferma a quanto già emerso nel week-end: sulla vicenda, non c’è nessuna inchiesta aperta.

 

"Una tragedia", ha detto scuotendo la testa il sindaco Emilio Bonifazi, presente con la fascia tricolore, come i suoi 'colleghi', Luca Ceccobao, prima cittadino di Chiusi, Comune di cui Silvia aveva a lungo retto l’ufficio stampa prima di venire a Grosseto e Roberto Burani, sindaco di Sarteano. Con Bonifazi era presente praticamente tutta la giunta, tutta quella giunta, che giovedì pomeriggio Silvia aveva dovuto lasciare in fretta e furia, mentre era impegnata a Marina, per volare con Pegaso verso Pavia.

 

"Sono stata io - ha detto piangendo la segretaria del sindaco Marta Tassi - a portargli il cellulare per quella che doveva essere la telefonata della vita e invece.....". E tra gli assessori c’era anche Anna Guidoni: la mamma di Silvia, quando l’ha vista, è scesa dall’auto, su cui era salita per seguire il feretro della figlia, le è corsa incontro e l’ha abbracciata: "Mia figlia mi ha tanto parlato di lei». Poi solo dolore e pianto.

Alberto Celata










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