In anteprima il vademecun della protezione
Ecco il piano per
di ALBERTO VIGNALI
CHE IL rigassificatore di Panigaglia sia pericoloso è un dato di fatto (è nellelenco delle aziende italiane a maggio rischio), quanto sia pericoloso è ancor...
2008-08-12
di ALBERTO VIGNALI
CHE IL rigassificatore di Panigaglia sia pericoloso è un dato di fatto (è nellelenco delle aziende italiane a maggio rischio), quanto sia pericoloso è ancora un «tema» discusso (ma basta solo ricordare che il metano esplodendo ha un potere superiore a quello di una bomba), cosa possa accadere e cosa si debba fare invece è ormai un qualcosa di certificato da un apposito piano che da poche settimane è diventato definitivo.
Non lo conosce praticamente ancora nessuno, dovrebbe essere divulgato, ma è comunque lo strumento con cui saranno gestite le eventuali possibili emergenze riguardanti limpianto. Un piano oggi attualissimo, ma che diventerà obsoleto nel momento in cui il rigassificatore dovesse essere potenziato. Questo anche se non esiste ancora uno studio pubblico che dica se il futuro impianto aumenterà o diminuirà il rischio di essere coinvolti, per gli abitanti delle zona, in unemergenza.
«La pianificazione dellemergenza esterna per gli stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante, oltre che obbligo normativo, è opportunità civile di garanzia, di sicurezza per la popolazione e in generale per lambiente», si legge nel piano ed il passo successivo alla sua realizzazione è quello di informare i cittadini su: «cosa fare in caso di..». Un compito che per legge spetta al Comune, quello di Porto Venere per essere chiari, dove in maggioranza non mancano gli oppositori allimpianto proprietà di GnlItalia/Snam.
Lo strumento di pianificazione dellemergenza, di quella che potrebbe nel suo verificarsi coinvolgere aree fuori dallimpianto prende il nome di Piano di Emergenza Esterna e viene redatto secondo le previsioni delle "Linee Guida" predisposte dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri tramite il Dipartimento della Protezione Civile. Per l«interno» esiste un altro piano gestito dalla sala operativa del rigassificatore (nella foto). Il piano, coordinato dalla Prefettura, si basa sugli scenari incidentali che si evincono dai rapporti di sicurezza elaborati dai gestori degli stabilimenti. Il piano prevede solo situazioni di emergenza originate da eventi incidentali interni che possono minacciare le aree esterne, le persone e le cose che su queste insistono. Riguarda limpianto di rigassificazione, ma non le metaniere che non ricadono sotto questa competenza. Esso si applica, pertanto, allarea dimpatto, potenziale o effettivo, dellevento ipotizzato e individua, in relazione alla gravità e alla tipologia delle conseguenze, le azioni da attuare, unitamente alle modalità delle informazioni da fornire alla popolazione.
Vi sarà anche una fase di sperimentazione che si realizzerà attraverso esercitazioni per testare le procedure di attivazione delle strutture operative, la capacità operativa delle componenti istituzionali e dei settori socio-economici eventualmente presenti nelle zone a rischio. Al fine di garantire standard addestrativo soddisfacente il presente piano prevede esercitazioni di complessità differenziata, ovvero strutturate su livelli diversi di attivazione delle risorse e coinvolgimento delle strutture operative e della popolazione.
In ogni caso questo piano evidenzia che: «non è ipotizzabile la necessità di dover procedere allevacuazione della popolazione residente nel comune di Porto Venere. Va altresì ricordato che allinterno delle zone di danno non vi è popolazione residente».
Resta ancora fuori la questione delle metaniere, cioè delle navi cisterna che trasportano il metano liquido, chiamato Gnl. Queste navi sono quelle più esposte al rischio di incidente, anche questo è un dato oggettivo che emerge dalle normative in materia di trasporti, per le agenzie di sicurezza (un tempo si chiamavano servizi segreti) sono anche un obiettivo sensibile. Certo, hanno procedure di sicurezza, molte sono di recente costruzione, ma si tratta sempre di navi cariche di metano. In molti nel golfo si chiedendo ancora cosa sarebbe accaduto se in quella famosa notte la nave finita (ed affondata) contro la diga avesse trovato nella sua rotta una metaniera allancora come spesso capita in quel tratto esterno del golfo. Ma questo piano non è «competente» per questo tipo di rischi.