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di MONICA DOLCIOTTI IL VECCHIO PONTE in ferro delle gloriose «Officine Ga...

di MONICA DOLCIOTTI
IL VECCHIO PONTE in ferro delle gloriose «Officine Gambaro» di fine Ottocento davanti alla Dogana d’Acqua e all’ex Caserma La Marmora è in stato di abb...
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2008-05-25
di MONICA DOLCIOTTI
IL VECCHIO PONTE in ferro delle gloriose «Officine Gambaro» di fine Ottocento davanti alla Dogana d’Acqua e all’ex Caserma La Marmora è in stato di abbandono e degrado. Questo storico manufatto meriterebbe più attenzione e lo sottolineano il consigliere di An alla circoscrizione 2 Mario Fiorini, e Bruno Tamburini e Carlo Ghiozzi del gruppo di An in Comune. Tutti e tre ieri si sono recati sul ponte per segnalare pubblicamente le sue condizioni di abbandono. «E’ una vergogna che non venga restaurata un’opera come questa, ma ce ne sono altre sparse per i vecchi rioni di Pontino-San Marco e Venezia» denunciano i tre consiglieri di An.

«SOTTO il ponte in ferro davanti alla Dogana d’Acqua — aggiunge Fiorini — sono ormeggiate parecchie imbarcazioni. Temiamo che con il passare del tempo il degrado di questa struttura possa diventare motivo di pericolo per chi ha la barca nei paraggi. Chiedo così che l’amministrazione comunale faccia qualcosa per garantire il recupero di questo ponte che un tempo serviva ai Bersaglieri per andare e venire dalla Caserma La Marmora. E fu realizzato dalle Officine Gambaro che hanno costruito anche la cancellata del Famedio di Montenero e le strutture in ferro del Mercato Coperto». Tempo fa furono raccolte anche 1000 firme per la petizione popolare che reclamava un intervento di restauro del vecchio ponte di ferro alla Dogna d’Acqua «ma è caduta nell’oblio» conclude Fiorini.
Il destino della Caserma La Marmora è invece stato già deciso: rientra in un piano di riqualificazione urbana ed edilizia: sarà ristruturata per ricavarci alloggi in parte da vendere, in parte da assegnare ad affitto concordato.

OSSERVANO Ghiozzi e Tamburini che «è possibile valorizzare la città anche attraverso il recupero delle vecchie strutture in ferro e ghisa che rappresentano la memoria storica di Livorno».
E poco distante in piazza San Marco c’è l’omonima Porta. E’ un manufatto in ghisa di metà Ottocento e d’altro pregio, abbandonato al degrado da anni nonostante fosse stata eseguita, su imput del Comune, una serie di monitoraggi che ne avrebbero dovuto precedere il restauro.









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