Andrea Baldini è stato ascoltato dal Grand Jury per il caso di doping riscontrato dopo i campionati europei di Kiev che gli ha impedito di partecipare alle Olimpiadi di Pechino. La Fie (Federazione internazionale della scherma) ha deciso di sospendere le sanzioni fino a che non saranno terminate le indagini
Livorno, 3 settembre 2008 - Qualcuno gli ha rubato il sogno d’oro di Pechino ma la grinta, la dignità e il coraggio no; sono sempre quelli che sfoggia in pedana. Andrea Baldini, il 22enne fiorettista livornese escluso dai Giochi perché risultato positivo a un diuretico agli Europei di Kiev del luglio scorso, si è presentato ieri davanti a Parigi al Grand Jury della Federazione internazionale per dichiararsi innocente e invitare i giudici a non scartare l’ipotesi di un complotto contro di lui. I suoi argomenti hanno fatto breccia nella commissione antidoping che ha sospeso ogni provvedimento "fino a che le indagini in corso in Italia in merito a un eventuale sabotaggio" non saranno concluse.
Tutto dunque rinviato all’esito degli accertamenti avviati dalla procura antidoping del Coni e della magistratura di Livorno dove lo stesso Baldini ha presentato una denuncia contro ignoti. Le indagini — ha sostenuto l’avvocato Giulia Bongiorno, che assiste Baldini — non permettono di chiudere con una sanzione il procedimento disciplinare sportivo. Il Grand Jury ha stoppato tutto smentendo anche lo stesso presidente della Federazione internazionale di scherma, Renè Roch, che durante le Olimpiadi si era sbilanciato dichiarando di non credere al complotto: "Baldini è stato solo imprudente" disse.
Invece il sospetto che qualcuno abbia introdotto la sostanza proibita in una delle bottigliette d’acqua a disposizione degli azzurri durante la gara a squadre agli Europei di Kiev, resta in piedi e si rafforza. "E’ un’ipotesi che la Federazione non ha scartato — commenta il presidente della scherma italiana, Giorgio Scarso, anche lui a Parigi —. Questo è un caso anomalo. Normalmente si applicano due anni di squalifica, come da regolamento. Invece, stavolta, è passata la pregiudiziale dell’accertamento dei fatti come noi abbiamo sempre chiesto. Abbiamo fatto bene a non abbandonare Baldini — aggiunge soddisfatto —. Prima di mettere alla gogna un atleta bisogna percorrere tutte le strade".
Rientrata la tensione con Andrea Cassarà (che a Pechino aveva preso il suo posto) con la pace tra i due azzurri, Baldini incassa una grossa apertura di credito ma non può comunque tornare a gareggiare. Resta sospeso ed escluso dalla nazionale. La sua gara, adesso, è quella di convincere gli inquirenti che lui non ha assunto volontariamente quel diuretico anche attraverso nuove prove (il test del Dna) ed evitare la squalifica che brucerebbe la sua carriera già ricca di successi. Ieri Andrea è rimasto a Parigi, la città che sogna fin da bambino e nella quale aveva deciso di andare a vivere dopo le Olimpiadi.
Le notizie che arrivano dalla capitale francese riempiono di speranza il cuore di Stefano Cerioni, il ct del fioretto azzurro: "L’ho detto subito - spiega la medaglia d’oro di Seul 1988 -: conosco Andrea, i suoi valori e la sua buona fede. La decisione della Fie è un passo molto importante". Contento anche Salvatore Sanzo, bronzo a Pechino: "Sono vincolato alla deposizione alla procura antidoping del Coni ma le dichiarazioni della Fie mi fanno piacere, perchè esce rafforzata l’ipotesi del complotto ai danni di Andrea. Io, del resto, da subito ho sostenuto l’innocenza di Baldini e questa è l’occasione giusta per ribadire la mia idea" dice il campione pisano che sognava una finale proprio contro Andrea a Pechino. Ma, forse, i sogni sono rinati ieri a Parigi.
Alessandro Vespignani
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