Dopo il pareggio casalingo contro il Treviso gli amaranto si mordono le mani, tenendo presente che una vittoria contro la formazione veneta avrebbe lanciato Grandoni e compagni in vetta alla classifica. L’undici di Acori non è riuscito a trovare il varco giusto per sfondare il muro avversario
Livorno, 17 novembre 2008 - In attesa del posticipo tra Empoli e Grosseto, il Livorno guarda la classifica e si mangia le mani per quel che sarebbe potuto essere. Battendo il Treviso gli amaranto si sarebbero piazzati in prima posizione potendosi godere una domenica da capofila. Di fronte ad una squadra che ha rinunciato a giocare e che è venuta al Picchi solo per difendersi, l’undici di Acori non è riuscito a trovare il varco giusto per sfondare il muro avversario. Quante altre formazioni faranno come il Treviso quando verranno a giocare all’Ardenza? Parecchie, ragion per cui il tecnico dovrà studiare nuove soluzioni per riuscire a superare anche coloro che alzeranno un muro davanti al proprio portiere.
La cosa positiva è che questo problema lo hanno tutte le grandi squadre quando si ritrovano ad affrontare avversarie di rango inferiore e ciò dimostra quanto sia temuto il Livorno. La partita col Treviso ha lasciato comunque intendere che nel gruppo allestito da Spinelli manchi qualcosa per poter spiccare definitivamente il volo, ovvero un attaccante in grado di risolvere le partite anche quando le cose si mettono male. L’unico in possesso di queste caratteristiche è Diamanti e seppur contro i veneti non abbia certo giocato la sua miglior gara, ai più non è piaciuta affatto la sua sostituzione proprio perché avevano capito che solo un’invenzione del fantasista avrebbe potuto risolvere la partita.
L’assenza di Rossini, poi, si è fatta sentire oltremodo perché tra Danilevicius e Tavano non sembra che ci sia un gran feeling. Da oggi comunque il Livorno dovrà pensare solo al Parma, una squadra imbottita di ex amaranto che vuole continuare la sua marcia verso la vetta e che lascerà qualche spazio in più per le incursioni di Diamanti e compagni.
Igor Vanni
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