Omicidio colposo: questa l’ipotesi di reato formulata nel fascicolo aperto dalla Procura di Pisa sull’esplosione che domenica notte ha fatto saltare in aria la palazzina dopo il Ponte del Biscottino. In quel crollo è morto un uomo, Telica Tindeche, e l’unico indagato al momento è Vittorio Belli, 74 anni, l'uomo che ha acceso quel fiammifero che ha poi scatenato l'inferno
Livorno, 25 novembre 2008 - Omicidio colposo: questa l’ipotesi di reato formulata nel fascicolo aperto dalla Procura di Pisa sull’esplosione che domenica notte ha fatto saltare in aria la palazzina al civico 7 di via provincale dell’Arnaccio, dopo il Ponte del Biscottino, verso Livorno. Un atto doveroso, perché in quel crollo è morto un uomo, Telica Tindeche (nella foto tonda) e l’unico indagato al momento è Vittorio Belli, 74 anni, l’anziano che abitava nell’appartamento al primo piano e che domenica sera, alle 20.15, ha acceso quel fiammifero che ha scatenato l’inferno, trasformando in una bomba micidiale la stufetta alimentata a gas con cui scaldava le quattro stanzette del suo appartamento.
Da una settimana era chiuso in casa con l’influenza, le finestre stoppinate per non far passare gli spifferi di una serata da gelo polare e forse proprio il raffreddore gli ha impedito di avvertire l’acre odore di metano di cui era ormai intrisa la stanza. E’ bastato quel fiammifero, con cui voleva accendere il fornello per cucinare la cena, ad innescare l’esplosione. Vittorio non ricorda nulla di quel che è accaduto dopo. Non ricorda di esser schizzato in aria, di essere atterrato sull’asfalto, dietro alla carcassa di quella stufetta difettosa, non ricorda nemmeno il momento in cui lo caricavano in barella e lo trasportavano in ospedale. L’ultimo flash stampato nella sua memoria è la fiamma di un cerino e un boato assordante.
Il figlio Fabio, che ieri mattina è andato a trovarlo in ospedale a Livorno, dov’è ricoverato nel reparto di dermatologia, con ustioni alla mano e al volto, non ha ancora avuto il coraggio di dirgli che la sua casa non c’è più, che due bimbi sono rimasti senza il loro papà, che una giovane sposa ha perso il marito, l’unico a mantenere la famiglia col suo lavoro di camionista per la cooperativa Co.La, una ditta di autotrasporti di Marlia, in provincia di Lucca. "Da due anni era con noi — racconta Mauro, uno dei soci della cooperativa proprietario del camion su cui Stelica passava tutta la settimana lavorativa — e non aveva mai preso un giorno di permesso o un giorno di malattia. Posso dire che era uno dei nostri migliori autisti, un lavoratore instancabile e una persona d’oro, come se ne vedono davvero pochi. Tutta la sua vita era dedicata alla famiglia e, oltre alla moglie e ai due bambini, la sua unica passione erano gli animali. Era stato domatore in un circo, quandostava ancora a Craiova, in Romania, e sarebbe stato capace di addestrare anche una gallina. Siamo tutti scovolti e sarà difficile per noi trovare un sostituto che sia affidabile, volenteroso e capace com’era lui".
Il suo corpo è ora all’obitorio di medicina legale e forse già stamani sarà eseguita l’autopsia, anche se le cause della morte sono chiare: ad uccidere Stelica, è stato il crollo di una delle travi portanti del tetto, che gli ha fracassato la testa. E’ morto sul colpo e il suo è stato il primo corpo individuato dai soccorritori, nelle ore concitate successive al crollo. Ma la priorità, in quei momenti terribili era salvare la vita ai tre superstiti, imprigionatisotto le macerie.. "A mio marito lo avevo già detto una settimana fa che si sentiva odore di gas. Ma non ci avevamo fatto caso più di tanto, le ciminiere della Stanic sono a meno di mezzo chilometro e quando soffia il vento dal mare, qui l’odore di gas si sente sempre". Roberta Baldacci, col marito Maurizio, alla figlia e ai nove cani, abita nella casetta a fianco a quella in cui viveva la famiglia Stelica. Lei la prima a tentare di aprirsi un varco nel groviglio di calcinacci. Roberta, l’odere del gas, l’aveva sentito da una settimana. "Il gas mi ha sempre fatto paura — ripete col terrore negli occhi — e quell’odoraccio io l’avevo sentito".
Paola Zerboni
Il festival un po' letterario, un po' gastronomico, si svolgerà il 7, l'8 ed il 9 novembre in vari locali e strutture culturali dell'antico quartiere Venezia. Tra i protagonisti dei vari incontri in programma anche un livornese d'eccezione come Paolo Virzì