«L’ho visto cadere davanti ai miei occhi...». Piange mamma Silvia quando racconta ai suoi parenti la tragedia che poche ore prima si era consumata a San Pellegrino in Alpe. E’ disperata come può essere una madre che ha visto spegnersi la luce e il sorriso del suo bambino di dieci anni, Umberto
Lucca, 7 gennaio 2009 - All’obitorio dell’ospedale unico della Versilia si consuma la liturgia del dopo-disgrazia, con decine e decine di persone che affettuosamente cercano di portare una parola di conforto, di lenire con la loro presenza il dolore per la scomparsa del piccolo. «L’ho visto cadere davanti ai miei occhi....» ripete ancora mamma Silvia Nardini. E’ il suo tormento. E’ il tormento del papà Luigi Iacomino, anche lui come la moglie agente di polizia, persone benvolute da tutti, sia nel quartiere dove abitano a Massarosa, sia in questura a Livorno. Lei aveva lavorato per qualche tempo anche negli uffici della polizia a Borgo Giannotti: tutti i colleghi della Questura di Lucca sono rimasti attoniti alla notizia della tragedia. Sconvolti dal dolore, i genitori del piccolo ripercorrono ossessivamente quegli attimi fatali durante i quali si è consumata la tragedia, in quel piazzale coperto da neve ghiacciata, proprio a pochi passi dall’abitato di San Pellegrino. Quella neve che rendeva magico il panorama e che si è rivelata all’improvviso una vera trappola mortale.
Nella stanzetta numero sette dell’obitorio dell’ospedale unico, c’è il corpo di Umberto: il piccolo indossa la maglia rossa e i pantaloni grigi, gli stessi indumenti — ricordano alcune insegnanti — che aveva in occasione della recita natalizia. Attorno al tavolo di marmo, sono rimasti per tutta la giornata i suoi parenti in una veglia surreale: mamma Silvia e papà Luigi hanno continuato per tutta la giornata a ricevere le testimonianze di affetto e di partecipazione al dramma di decine e decine di persone. Molto commosse le insegnanti della quinta classe del tempo pieno di Pieve a Elici, Alessandra Sarti di Montemagno di Camaiore e Maria De Santi di Massarosa. Hanno poca voglia di parlare: anche per loro è un dolore senza fine, soprattutto al pensiero che oggi dovranno rientrare in classe, trovandosi quel banchino vuote e tutto attorno la facce tristi di bambini e bambine di dieci anni, a farsi domande senza risposta.
Come sarà mai possibile pensare alla storia, alla geografia, ai temi, alle lezioni svolte durante il periodo di festa, quando il pensiero verrà giocoforza rapito dal ricordo di Umberto? Un compito pedagogico e psicologico non facile attende i docenti. «Siamo tutti sconvolti per quanto è accaduto — ha sottolineato Primetta Bertolozzi, direttrice dell’istituto comprensivo Massarosa 1, da cui dipende la scuola a tempo pieno di Pieve a Elici —: il dolore è collettivo. Dovremo stare molto vicini alla famiglia». «Umberto era un ragazzino molto legato agli amici e agli insegnanti — ricorda ancora —: in occasione di un periodo di degenza all’ospedale, mandava i messaggi via Internet a suoi compagni di classe».
Dolce e affettuoso, con una passione per il tennis. Un ragazzino come tanti, molto legato ai suoi genitori (voleva il taglio dei capelli come il papà, hanno ricordato alcuni amici), con i sogni e le speranze che può avere chi ha dieci anni. Ieri mattina, Umberto avrebbe dovuto scendere in campo per una partita di allenamento, per poi seguire uno stage di lezioni con il maestro Bertola. La passione per la racchetta era pari a quella per lo studio. Umberto Iacomino frequentava con la famiglia la parrocchia di Pieve a Elici, pur abitando a Massarosa. «In qualche occasione — ricorda don Giuseppe Bernacchioni — Umberto era stato anche il mio chierichetto quando avevo celebrato messa nella chiesa di San Pantaleone».
E domani pomeriggio nella stessa chiesa (l’orario esatto sarà deciso soltanto oggi dai familiari) verranno celebrati i funerali: l’ultimo saluto terreno a un angioletto che ha lasciato i suoi genitori, i suoi amici e quanti lo conoscevano nel più cupo dolore.
Giovanni Lorenzini
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