L'omicidio di Mez è nato sullo sfondo di un gioco sessuale al quale non voleva prendere parte. Ai tre indagati, i pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi, contestano, oltre l'omicidio, anche la violenza sessuale, furto, porto abusivo di arma da taglio e simulazione di reato
Perugia, 20 giugno 2008 - Mez fu assassinata durante un gioco sessuale al quale non voleva prendere parte. Stuprata da Rudy Hermann Guede mentre i presunti complici, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, la tenevano ferma, provocandole ecchimosi alle braccia, alle gambe e nelle parti intime, e la minacciavano con un coltello.
Solo dopo la carneficina in via della Pergola, i presunti assassini le rubarono i 300 euro che Meredith Kercher aveva già messo da parte per pagare l’affitto, le carte di credito e i due telefoni cellulari. E nel giorno in cui la procura tira le somme di sette mesi di attività investigativa frenetica, emergono nuove prove dalla Scientifica: sono di Sollecito le impronte di piedi nudi, isolate grazie al luminol, sul tappetino intriso di sangue nel bagno di Mez e Amanda. Mentre fu la studentessa di Seattle a lasciare le sue orme lungo il corridoio (sia entrando nella sua stanza, sia in quella della vittima).
Un altro tassello importante si aggiunge così agli indizi degli investigatori. A cominciare dal Dna dell’ivoriano sui tamponi vaginali della studentessa uccisa e sui polsini della felpa che Mez indossava prima di essere quasi completamente spogliata, sintomo che fu trattenuta con forza. A tagliarle il reggiseno con un coltello fu invece probabilmente il neodottore di Giovinazzo: lì c’è il suo codice genetico. Mentre il Dna di Mez (sulla lama) e di Amanda (sul manico) è stato trovato sul coltello (31 centimetri) sequestrato a casa di Sollecito. Per gli inquirenti è quella l’arma del delitto.
Da decifrare anche lo spostamento della lampada di Amanda nella stanza di Mez: evidentemente servì un po’ più di luce in quella notte maledetta. Meredith fu uccisa la notte tra il primo e il 2 novembre "mediante strozzamento e conseguente rottura dell’osso ioide", cita testualmente il capo d’imputazione contenuto nell’avviso di conclusione delle indagini notificato ieri a indagati e difensori. Ma non solo. Alla ragazza fu inferta "una profonda lesione alla regione antero-laterale sinistra e laterale destra del collo" che provocò uno choc metaemorragico con apprezzabile componente asfittica.
Il sangue perso concausò - secondo i consulenti medico-legali dell’accusa - il soffocamento della ragazza. Ai tre indagati i pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi contestano anche la violenza sessuale e il furto. Agli ex fidanzatini diabolici poi la procura imputa il porto abusivo del coltello, prelevato dall’abitazione di Sollecito, e la simulazione di reato. Finsero un furto, spaccando con una pietra la finestra della camera di una coinquilina, "per assicurarsi l’impunità dei delitti di omicidio e violenza sessuale".
Solo la studentessa di Seattle è infine accusata della calunnia nei confronti di Diya Lumumba, detto Patrick. Lo incolpò del delitto "sapendolo innocente al fine di ottenere l’impunità per tutti e in particolare per Guede, anch’egli di colore come Lumumba".
Nessuno ha mai confessato il delitto. Ma sono state proprio le contraddittorie dichiarazioni e gli scritti, a tratti farneticanti, degli indagati a fornire ulteriori elementi agli inquirenti. Solo l’ivoriano ha ammesso di avere visto Amanda e Raffaele quella notte, ma cercando di tirarsi fuori sia dall’omicidio sia dallo stupro. Una tesi mai creduta dai pm, che vogliono processare i tre giovani.
Gli indagati hanno venti giorni di tempo per ribaltare la situazione. Rigettano invece la ricostruzione accusatoria i difensori. Luca Maori, che assiste Sollecito assieme a Giulia Bongiorno, parla di "doppio movente, uno potrebbe escludere l’altro". L’avvocato di Amanda, Luciano Ghirga, contesta i risultati della procura, mentre Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, legali di Rudy, osservano come al loro assistito siano stati 'risparmiati' alcuni capi d’imputazione.
Alex T.
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