Il muratore 23enne ammette i morsi "per cercare di calmarla", perchè era stata lei ad innescare il litigio. Ma nega le testate, così come afferma di non averla colpita con degli oggetti contundenti, tra cui una lima e un martello, sequestrati in casa dai militari
Spoleto, 9 ottobre 2008 - "Era lì, in terra. Ho avuto paura e sono fuggito". Ionut Farcas, rumeno di 23 anni, accusato dell’efferato omicidio della fidanzata, Elena Mariana Sobaiala, 24 anni, portato a termine con inaudità crudeltà, resterà in cella. Il Gip ha convalidato il fermo e la custodia in carcere. L’uomo ammette di aver litigato a lungo, durante la notte tra domenica e lunedì, con la propria fidanzata.
Ammette anche i morsi, "per cercare di calmarla", perché lei aveva innescato il litigio, contestandogli, ancora una volta, le sue ripetute assenze. Nega le testate alla poveretta, così come afferma di non averla affatto colpita con gli oggetti, tra cui una lima e un martello, sequestrati dai militari in casa. Ammette molto ma non spiega la morte della donna. Dice di essere uscito, dopo il litigio, con Elena ancora in vita, e poi di aver fatto nuovamente rientro nella casa del 'Villaggio Enel' di Bastardo, nel comune di Giano nell’Umbria, a distanza di alcune ore, trovandosi al cospetto di quel corpo esanime.
Da qui la fuga senza meta in motorino. Ieri, nel carcere di Spoleto, davanti al gip Roberta Vicini, si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto. Ionut ha risposto a tutte le domande. Nei suoi confronti l’accusa è omicidio volontario pluriaggravato. Il rumeno, difeso dall’avvocato Paolo Feliziani, si era avvalso della facoltà di non rispondere subito dopo l’arresto, ma ieri, invece, si è sottoposto all’interrogatorio.
Nella sua personale ricostruzione dei fatti, afferma di aver trovato, al rientro in casa, la giovane senza vita. Non nega le percosse precedenti, ma - stando alla sua deposizione - quando sarebbe uscito di casa la giovane era ancora in vita. Il diverbio tra i due sarebbe iniziato nella tarda serata di domenica, a causa della gelosia della convivente. Sarebbe proseguito poi per tutta la notte, e durante la prolungata colluttazione anche lo stesso Ionut sarebbe stato colpito più volte al volto. Solo nelle prime ore della mattinata il rumeno avrebbe lasciato l’abitazione.
In quel momento - a suo dire - la compagna sarebbe stata ancora in vita. Poi il ritorno e la scena drammatica della giovane devastata, quindi la fuga. In serata la scoperta del corpo, preceduta dall’incontro tra il fuggitivo e la cognata, con quella confessione - "Ho picchiato Elena" - che ha fatto scattare i primi sospetti. L’arrivo dei carabinieri chiamati dal fratello di Ionut, il colloquio telefonico tra il maresciallo Alvaro Biagioli e lo stesso giovane, quindi il ritorno del ragazzo, seguito dalla sua cattura.
Nella casa del delitto vive lo zio del rumeno, che, stando alle dichiarazioni del presunto assassino, avrebbe dormito per tutta la notte con la televisione accesa nella stanza a fianco di quella in cui Ionut e Elena stavano litigando. Ma lo zio non si sarebbe accorto di nulla. Inutile sottolineare che la versione fornita dal muratore non convince affatto gli inquirenti.
Il procuratore Riggio ha richiesto la custodia cautelare, che il giudice Vicini ha accolto convalidando l’arresto. Secondo l’avvocato Feliziani, soltanto dopo l’autopsia sarà possibile far luce su alcuni aspetti della storia. Autopsia che si dovrebbe tenere domani nella sede della medicina legale di Terni. Nel frattempo, attraverso le autorità diplomatiche rumene, è stata avvertita la famiglia della giovane. Alcuni parenti, tra cui una cugina, sono già arrivati a Bastardo.
Daniele Minni
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