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IL DELITTO DI CASACASTALDA

Pietrini, il Riesame decide sulla libertà
Il presunto uxoricida resta in ospedale

Pietrini e la moglie, Marisina come la chiamavano tutti, non erano separati legalmente, ma vivevano in due appartamenti diversi. Lei, però, continuava a occuparsi di lui e della casa: puliva e preparava a Pietrini un pasto caldo. Stirava, anche. E stava facendo proprio questo quando è stata aggredita. L’uomo venne trovato dai carabinieri nella vasca: in bagno aveva aperto due bombole di gas e tutto l’ambiente era saturo

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Perugia, l'ìimputato Pietrini (foto Crocchioni) Perugia, 14 ottobre 2008 - La decisione dei giudici del tribunale del Riesame è attesa a stretto giro di posta: nelle prossime ore si saprà se Alberto Pietrini, 57 anni, accusato di aver ucciso la moglie, tornerà in libertà. Almeno è questa la richiesta che ha avanzato l’avvocato Leonardo Romoli che difende il presunto uxoricida.

 

Il legale si era appellato contro la decisione del gip Claudia Matteini (datata metà luglio scorso) di rigettare la richiesta di scarcerazione. "Ho insistito molto sulle condizioni di salute di Pietrini perché, a mio parere, rappresentano un elemento indispensabile da valutare, prima di assumere un qualunque provvedimento - ha sottolineato l’avvocato Romoli -. Sono rimasto sorpreso, comunque, dalla relazione presentata dai medici del centro sanitario del carcere Regina Coeli di Roma: l’ho trovata molto succinta, forse troppo, per analizzare a fondo il suo quadro clinico".

 

I giudici del Riesame, alcune settimane fa, avevano chiesto all’istituto di pena capitolino (su sollecitazione del difensore del presunto uxoricida) una relazione sulle condizioni di salute di Pietrini. E, in coincidenza, l’uomo era stato ricoverato nel reparto protetto dell’ospedale 'Sandro Pertini' di Roma: "E’ la dimostrazione di quello che dico da mesi - continua l’avvocato Romoli -: sta male. Il suo quadro clinico è critico. Basti pensare che pesa meno di quarantacinque chili e che, ormai, praticamente, non è più in grado di camminare da solo.

 

Anche per queste ragioni ho ribadito ai giudici l’inesistenza della necessità di applicare misure di custodia cautelare nei suoi confronti. Presupposti che c’erano già subito dopo il fatto e che, a maggiore ragione, ci sono oggi". I giudici del Riesame si sono riservati la decisione che, appunto, è attesa già per le prossime ore.

 

Venerdì 31, intanto, riprenderà il processo a Pietrini. L’uomo viene giudicato con rito immediato davanti alla Corte d’Assise di Perugia. Verranno sentiti dodici testimoni convocati dal pubblico ministero Sergio Sottani: i due figli di Marisa e Alberto, il genero, i genitori della vittima, il medico di Pietrini, il sindaco, un’amica della donna e il marito, un amico di Simone, un uomo con il quale Marisina avrebbe avuto un’amicizia particolare e sua moglie.

 

Nell’udienza precedente, invece, sono stati ascoltati gli investigatori che erano intervenuti la mattina del 9 aprile quando il figlio della coppia trovò il cadavere della madre, in una pozza di sangue, nel salotto della casa di Pietrini. La donna aveva ancora il coltello con il quale è stata uccisa conficcato nella nuca.

 

Moglie e marito non erano separati legalmente, ma vivevano in due appartamenti diversi. Era stato il presunto uxoricida a chiedere a Marisina (come la chiamavano tutti in paese, per il suo carattere dolce e pacato) di andarsene. Lei, però, continuava a occuparsi di lui e della casa: puliva e preparava a Pietrini un pasto caldo. Stirava, anche. E stava facendo proprio questo quando è stata aggredita. Potrebbe aver anche tentato di difendersi, proprio con il ferro, che è stato trovato a terra, sopra un paio di pantofole di plastica deformate dal calore. L’uomo venne trovato dai carabinieri nella vasca: in bagno aveva aperto due bombole di gas e tutto l’ambiente era saturo. 

Annalisa Angelici










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