La Pistoiese è fuori dal calcio professionistico. Il filo di speranza che c’era, dettato più dal cuore che dalla ragione, è svanito ieri con il verdetto del Consiglio federale della Figc, che ha inserito anche il club arancione nella lista delle società bocciate. Il presidente Bortolotti non si rassegna: "Faccio ricorso"
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Pistoia, 15 luglio 2009 - La Pistoiese è fuori dal calcio professionistico. Il filo di speranza che c’era, dettato più dal cuore che dalla ragione, è svanito ieri con il verdetto del Consiglio federale della Figc, che ha inserito anche il club arancione nella lista delle società bocciate. Dopo la retrocessione in Seconda Divisione, è la seconda mazzata in poche settimane. La sentenza del Consiglio federale costringe gli arancioni a ripartire dai dilettanti. E’ una bocciatura annunciata: prima dall’incertezza quotidiana che ha accompagnato la presidenza Bortolotti, quindi dalle parole del presidente della Lega Pro, Mario Macalli, che aveva di fatto «condannato» gli arancioni in anticipo. Le verifiche della Covisoc, cui la Pistoiese ricorse dopo la prima bocciatura dell’8 luglio, hanno dato esito negativo.
I problemi sono legati alla fideiussione bancaria, come ha confermato a La Nazione il presidente della Lega Pro Mario Macalli: «E’ stata fatta da qualcuno che non ne aveva titolo». Bortolotti in poco più di tre settimane si è trasformato da salvatore della Pistoiese in colui che l’ha portata nel baratro. Bortolotti aveva infatti rilevato la società il 19 giugno scorso dalla famiglia Braccialini. E da allora, ha sempre dato la sensazione di navigare fra silenzi e difficoltà.
Solo ora Bortolotti parla ai giornali e dice di non voler mollare. «La Pistoiese - dice - farà ricorso anche all’Alta Corte di Giustizia Sportiva del Coni. Domani mattina lo presenteremo. Subito, non vogliamo perdere tempo. Andiamo avanti per la nostra strada, fiduciosi nella giustizia». Il presidente arancione annuncia il ricorso dopo poco più di un’ora dall’aver appreso il verdetto.
Siamo stati noi a dargli la notizia, poco dopo le 16. «Fatemi appurare le motivazioni — aggiunge — Solo dopo potrò commentare con cognizione di causa». Stavolta è di parola. E spiega. «Da Roma ci hanno fatto sapere di averci bocciati a causa della fidejussione presentata. Non la conoscevano e non l’hanno presa in considerazione. Questa fidejussione _ cerca di fare chiarezza _ è stata emessa da una banca europea attraverso un istituto di credito locale di mia fiducia. Si tratta di una fidejussione velocissima da fare, non molto conosciuta. Eppure – e su questo baseremo il nostro ricorso – un club, ma non fatemi fare il nome, lo scorso anno l’ha presentata in Lega a Milano. Allora quel tipo di fidejussione fu accettato. Perché non oggi?».
E’ giunto alla decisione dopo essersi consultato con i suoi avvocati. «Ho parlato con loro, mi hanno detto di essere fiducioso. So che i tifosi sono arrabbiati. A loro dico, però, di avere ancora un briciolo di pazienza. Ce la faremo». Poi si toglie qualche sassolino. «Non ho avuto aiuti dalla città. Anche se con le istituzioni, sindaco e assessore allo sport, mi sento ogni 2, 3 giorni. Loro sono informati». E in caso di ulteriore no dell’Alta Corte, la Pistoiese ricorrerà al Tar del Lazio e poi al Consiglio di Stato? «So che l’Alta Corte di Giustizia Sportiva è similare al Consiglio Federale, ma bisogna esser fiduciosi. Tar e Consiglio di Stato? Vedremo. Conto di farcela al prossimo grado di giudizio sportivo».
Gianluca Barni
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