Due lettere scritte a mano per spiegare le ragioni di un gesto disperato. E’ con poche parole vergate su dei fogli di carta che il piccolo imprenditore tessile ha voluto raccontare le ragioni che l’hanno spinto a farla finita con un passato straziante e un presente di presunte difficoltà economiche
Prato, 16 luglio 2008- Due lettere scritte a mano per spiegare le ragioni di un gesto disperato. E’ con poche parole vergate su dei fogli di carta che il piccolo imprenditore tessile, Leopoldo Pacetti, 74 anni, ha voluto raccontare le ragioni che l’hanno spinto a farla finita con un passato straziante e un presente di presunte difficoltà economiche. Prima di uccidere la moglie 75enne, Giuseppina Blandino, e togliersi la vita alle prime luci dell’alba di ieri nella sua casa di via Ciliani sulla Vella 42, l’imprenditore ha già preparato tutto. Scrive le due lettere, praticamente identiche, lasciando la prima nell’ufficio della sua piccola azienda - la "Pacetti Leopoldo e Blandino Giuseppina" Snc - in zona Badie, e la seconda nel cassetto della scrivania dello studio nella sua abitazione. Dopo aver sparato alla moglie sdraiata sul letto, telefona al 113, dicendo dove gli agenti avrebbero potuto trovare le lettere.
Soltanto in seguito rivolge contro di sè l’arma, una pistola Beretta 7,65, lasciando esplodere due colpi (il secondo - spiegano gli inquirenti - è partito per un "riflesso tecnico") che mettono fine ai suoi giorni. Rivolgendosi direttamente alle autorità, l’artigiano, ex cacciatore provvisto di regolare porto d’armi, scrive di una difficile situazione economica dell’azienda, senza però fare accenno a investimenti sbagliati, prestiti negati o fornire altri dettagli.
Insomma, parla di una condizione purtoppo simile a quella di tanti altri imprenditori alle prese con una delle crisi più profonde della storia del distretto. Alle missive, l’uomo affida anche le disposizioni testamentarie, indicando come eredi, le due sorelle maggiori e i loro due figli. A quanto risulta al questo momento agli inquirenti, i pochi operai dell’azienda, che appresa la notizia della tragedia sono subito corsi all’abitazione del titolare, venivano comunque pagati regolarmente.
Soltanto ulteriori indagini sullo stato patrimoniale e il conto economico dell’azienda di via delle Ripalte potranno fornire ulteriori dettagli sulla gravità del dissesto finanziario della società, ma dalle lettere traspare comunque la volontà dell’uomo di togliersi la vita. Più che ai problemi economici, per cercare di spiegare la tragedia, i vicini della coppia fanno comunque riferimento alle disgrazie che avevano segnato la vita dell’uomo. "Leopoldo e Giuseppina - dicono - erano persone assolutamente normali, educate e cordiali. Ma lui aveva perduto la prima moglie per un tumore a fine anni ’60 e, nel ’98, il figlio Massimo gli era stato portato via quando aveva soli 34 anni, per un improvviso aneurisma. Anche se cercava di parlare il meno possibile di quel terribile dramma, era possibile avvertire il dolore che si portava dentro".
Leopoldo era nato il 30 aprile del 1934 a Montemurlo, e praticamente da sempre seguiva le attività dell’azienda familiare che con tanti sacrifici aveva cercato di far crescere. Giuseppina il 2 novembre del 1933 a Siracusa e si occupava delle faccende domestiche. Vivevano insieme nella villetta a schiera di via Ciliani sulla Vella, nella zona nord della città, da quando si erano sposati, nel lontano 9 agosto del 1971. "Erano cordiali - spiegano ancora i vicini - una coppia come tutte le altre, molto uniti. Lei era più dinamica, lui un po’ più riservato, ma ugualmente molto educato: quando lo incontravi per strada, ti salutava gentile e non era raro che ti invitasse a bere un bicchiere a casa sua. Nel fine settimana - continua la gente del posto, che ieri mattina si è svegliata al suono assordante delle sirene dei soccorsi - spesso andavano a mangiare la pizza insieme ed oltre ai familiari, frequantavano anche degli amici". Una famiglia apparentemente "normale" che nascondeva verità insopportabili.
Sulla dinamica della strage e sulle reali ragioni che hanno mosso il Pacetti, dovranno far luce le indagini coordinate dal sostituto procuratore di Prato, Laura Canovai, e svolte dal Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Prato, con la collaborazione della polizia scientifica. L’autopsia è stata disposta su entrambi i corpi che sono stati trasportati al 'Misericordia e Dolce'. Ancora non è stata stabilita la data dei funerali.
Simone Trinci
La mostra fotografica 'Aspettando Beijing 2008' verrà allestita e inaugurata martedì 22 luglio e terminerà il prossimo 30 luglio. L’evento saluterà l’imminenza dell’inizio dei giochi olimpici a Pechino con 50 scatti, messi a disposizione dal Consolato generale della Repubblica cinese, tutti dedicati allo sport e alla città di Pechino