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Appello di Monzali: "Tutti
in strada per la kebabbata"

Il direttore di Radio Gas ivita alla mobilitazione contro il regolamento del Comune

CENTRO: NO KEBAB. Piano di riqualificazione: cosa ne pensate?

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Prato, 2 novembre 2009 - Vogliono dirci cosa mangiare? "E noi manifestiamo per il diritto a mangiare quello che ci piace". Nasce così la 'kebabbata' - appuntamento oggi pomeriggio alle 18 davanti al kebab di Farid in via Santa Trinità – un evento voluto per fare "opposizione visibile alle enormità che la giunta comunale sta commettendo, che ricordano tanto le leggi razziali e la deriva trevigiana dei tempi di Gentilini". Non le manda a dire Marco Monzali, direttore di Radio Gas e promotore dell’evento (tutto tramite Facebook), sdegnato dopo aver letto "di norme che solo in apparenza sono per il decoro, e che invece, vietando espressamente di aprire i kebab nel centro storico, (senza toccare tavole calde, pizze a taglio, nemmeno McDonald’s), si qualificano come volutamente razziste, come se i kebab fossero indecorosi per definizione".

 

Allora, se ancora vale il gioco del “dimmi come mangi e ti dirò chi sei”, l’evento vuole avere il gusto provocatorio di quelli che "non ci stanno, perché sono solidali e accoglienti. La kebabbata vuol essere uno sberleffo – pungola Monzali – contro la scelta di un’amministrazione che parla alla pancia della gente con scelte populistiche che cavalcano timori e diffidenze razziali. Se si aveva paura di una proliferazione eccessiva dell’etnico – chiarisce – si poteva fare una cosa più seria, come fece Firenze qualche anno fa nel suo centro storico: vincolò la destinazione d’uso di certi esercizi storici, in modo da tutelarli. Si lavora così in positivo e non in negativo. Con queste norme l’unico a essere esaltato è lo spirito più di destra di una giunta che speravo nata con intenti di maggiore moderatezza".

 

Per render più chiaro il concetto, Monzali evoca "John Wayne e gli indiani, e i tempi del 'gliela facciamo vedere noi', che sembrano essere i toni finora usati dall’attuale amministrazione. Altrettanto vergognoso – incalza il leader di Radiogas – è la sottoscrizione di questo abominio da parte di Confesercenti, Unione Commercianti e degli artigiani". Qui "si coltiva la parte più intollerante della città – accusa Monzali - senza considerare che l’intolleranza non fa parte della storia di Prato, da sempre città aperta, accogliente, disposta al confronto". Per oggi pomeriggio Monzali auspica "bei numeri di partecipazione", come quelli che ha raccolto nel gruppo - sempre su Facebook - “Giù le mani dai kebab”, creato subito dopo aver appreso la notizia, e che vanta un numero di iscritti che sfiora quota mille.

 

"Vogliamo far vedere che c’è una Prato che non ci sta a consentire questa deriva – sottolinea Monzali. Questo è l’ultimo anello di una catena cominciata con le sceriffate estive di Milone e la ripulitura dai volantini dei cinesi di quel manufatto artistico di cemento armato che è il muro di via Pistoiese o lo sgombero di bancarelle nel piazzale antistante; o ancora, il consigliere Auzzi che voleva proibire di fare Tai Chi nei giardini comunali". La lista di Monzali continua con "la tassa sulla razza con l’euro ai nomadi; poi l’idea di riaprire il centro storico alle macchine; o di riproporre il monumento al vento in Calvana, lo stesso che Leonetto Tintori definiva 'un frignolo sul crinale' ".

Lucia Pecorario

  • 02/11/2009 18:53
    benedetta meoni
    Pensiamo che non sia questione di razzismo vietare la presenza di esercizi commerciali di un certo tipo nel centro città, ma solo di preservarne l'identità culturale originaria. Ovviamente questa passa anche dal cibo,dai prodotti tipici e dalla cucina tradizionale. Con i dovuti controlli,molto meglio migliacci, panini col bollito e nicci con la ricotta. Benedetta e Sandra
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