Cifre, proposte e risultati dell'addestramento in provincia nella maratona sulla Festa, al congresso tecnico scientifico a Santa Maria della Scala. Una full immersion che prosegue e da cui uscirà un Protocollo innovativo
Siena, 29 novembre 2008 - Se svolta sarà arriverà comunque nel 2010. Il super-Protocollo, frutto del convegno e delle proposte che emergeranno anche oggi ai tavoli monotematici con Contrade, veterinari e addetti ai lavori, si forgerà nel corso del 2009. Questa la sensazione emersa ieri durante la maratona di relazioni che ha visto anche qualche qualche fantino - vedi Bighino - avanzare a bordo sala delle proposte come, ad esempio, quella di far provare i mezzosangue di rincorsa a Mociano. Insomma, si è seminato tirando fuori idee e risultati che tracciano il Palio del futuro. Voce ascoltata è stata quella del veterinario comunale Marco Reitano, capo della commissione del Ceppo. Che ha ribadito come il Palio possa essere "assimilato a una specialità sportiva ’mista’ che richiede ai cavalli che vi partecipano doti tecniche e atletiche". Specifica infatti che "allenamento, addestramento, e carattere compatibile dell’animale rendono l’impegno del tufo una performance intensa ma sostenibile per l’atleta cavallo". Punto fermo. Ma non è l’unico posto da Reitano che analizza i tempi registrati negli ultimi 124 Palii, dal 1950 ad oggi, scoprendo fra l’altro che quello dell’Assunta "è in genere più veloce come a significare una maggiore competitività". Aspetto interessante l’aumento, nell’ultimo decennio, delle velocità medie proprio quando il puro è stato sostituito dal mezzosangue. Reitano lo spiega con le migliorie alla pista che hanno consentito ai fantini di esprimere una maggiore spregiudicatezza, fantini diventati competitivi e preparati. Professionisti. Anche il fatto che si debba partecipare all’addestramento ha avuto il suo peso come pure "che l’anglo-arabo riesce ad andare più veloce su brevi distanze e su tracciati non esclusivamente rettilinei: in questo tipo di corsa può assicurare una media più elevata perché più uniforme rispetto al puro".
Non usa mezzi termini Gianluigi Giovagnoli, membro della commissione tecnica, nel dire alla platea "che la conformazione ideale del cavallo da Palio è ancora poco compresa dagli allevatori che hanno presentato i loro soggetti" per cui la due giorni di convegno e dibattito potrebbe servire "per diffondere criteri di giudizio così da indurre la formazione di un parco equino progressivamente sempre più conforme". Dalla sua analisi - ricordate che era stato lui a prendere le misure con l’ippometro laser - trae un’altra considerazione da memorizzare, proprio per il futuro del Protocollo: "Considerato che le altezze dei cavalli non differiscono di molto sembrerebbe forse ipotizzabile un ulteriore eventuale incremento delle circonferenze stinco minime richieste per l’inserimento nell’Albo". E ancora. Da preferire "gli animali con altezze non eccedenti i 163 centimetri, che non siano troppo lunghi ma proporzionati". E visto che l’analisi del pastorale, effettuata in via sperimentale, è un parametro importante bisognerebbe forse aumentare il numero delle parti anatomiche da monitorare al fine, a suo dire, di una più stringente ed efficace prevenzione. Non ha ancora attendibilità scientifica, stante i pochi dati a disposizione, l’elaborazione sull’addestramento in provincia fatta da Nicola Magnaghi che segue tutte le corse e i galoppi per il Protocollo, tuttavia è interessante ascoltare che "non c’è correlazione tra i comportamenti osservati durante l’addestramento e quelli manifestati durante le mosse del Palio. Quattro i motivi a cui può essere dovuto. Primo la durata della partenza: 2 minuti a Mociano o Monticiano, almeno 20 minuti in Piazza. Se non di più. Ci sono poi sul tufo stimoli come rumore, folla, tensione dei fantini. A proposito di questi ultimi, per le prove a Mociano o in provincia li montano sempre i soliti, in Piazza seguono una logica diversa.
Non dimentichiamo poi che i cavalli agitati durante il Protocollo - calciavano, s’impennavano, insomma non eramo maneggevoli - non arrivano sul tufo". Sfata una credenza: la frequenza dei comportamenti indesiderati, come quelli sopra indicati, non aumenta con il dilatarsi dei tempi di mossa. E l’unico comportamento, prosegue Magnaghi, che sembra variare tra giovani ed esperti è quello di indietreggiare, forse per una "maggiore sensibilizzazione che i più vecchi sviluppano nei confronti del canape". E che potrebbe portare - chissà - anche all’introduzione in futuro nello staff della commissione tecnica di esperti di scienze comportamentali come quelli dell’Università di Milano. E se tutti concordano che la monta gioca un ruolo fondamentale, c’è chi già immagina come potrebbe cambiare la mossa in provincia perché i risultati dell’addestramento al canape non si vedono.
Laura Valdesi
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